Mappe mentali e mappe concettuali

Che differenza c’è fra mappe concettuali e mappe mentali? Quando è preferibile usare l’una o l’altra?

Negli anni ’60 Joseph D. Novak della Cornell University, muovendo dalle teorie di David Ausubel, ha elaborato la metodologia delle concept maps, come integrazione di nuove idee entro strutture cognitive preesistenti, basandosi sulle proprietà associative del pensiero, le stesse che ispirano la struttura ipertestuale.

In seguito Tony Buzan ha semplificato e divulgato le idee di Novak con le sue mind maps (mappe mentali).

La mappa concettuale (a destra) può partire da più argomenti principali, in una struttura a rete anche tridimensionale. Serve per rappresentare in forma grafica strutture più o meno complesse in cui ci sia bisogno di specificare che tipo di relazioni intercorrono fra i concetti. Ha una struttura reticolare, non necessariamente gerarchica. Può includere immagini e colori, ma privilegia la struttura logica più che l’aspetto grafico.

La mappa mentale (a sinistra) parte da un solo argomento di base, da cui si diramano tutte le derivazioni ed associazioni, con ramificazione gerarchica. Serve per presentare in modo sintetico e sinottico una struttura di pensiero anche complessa (un libro, un film, un progetto, un problema). E’ utile per organizzare e comunicare le idee, strutturare le informazioni, sviluppare piani, supportare e facilitare il pensiero creativo, il problem solving, le decisioni. Organizza gerarchicamente i concetti senza definirne il tipo di relazione. Fa largo uso di immagini e colori, per sollecitare l’emisfero destro del cervello.

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