ADDIE

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Il modello ADDIE è un processo di ID (instructional design) basato su quattro fasi:

  • Analysis (analisi),
  • Design (progetto),
  • Development (sviluppo),
  • Implementation (implementazione),
  • Evaluation (valutazione).

L’analisi definisce il problema, dai bisogni formativi agli obiettivi da raggiungere, individua i tipi di utenti a cui i prodotti formativi sono diretti, descrive tutti gli elementi utili alla progettazione, stabilisce i tempi di rilascio.

Il design progetta la struttura del programma formativo o del corso o del learning object, le strategie formative, gli elementi che compongono tutto l’insieme, fino ai progetti esecutivi come flow chart di ipertesti, storyboard di supporti multimediali, oggetti scorm, test e giochi, interfacce utente, e tutto quanto serve agli sviluppatori per realizzare il progetto formativo.

Lo sviluppo realizza tutti i progetti nei tempi stabiliti e con le caratteristiche richieste, dai prototipi ai deliverable da collaudare per aggiustare in corso d’opera le cose che non funzionano al meglio, i bug di programmazione, gli errori di contenuto, i criteri di visualizzazione.

L’implementazione è la messa in pratica, la prova sul campo, e comprende l’allestimento di aule e supporti tecnologici per progetti blended, la documentazione tecnica e didattica, guide e tutorial, addestramento di facilitatori e tutor, e quant’altro serve a far funzionare bene il corso.

La valutazione consiste in test, metriche e altri strumenti per la raccolta del feedback di clienti, utilizzatori, docenti. La valutazione formativa serve a migliorare i corsi e viene fatta durante lo svolgimento di essi, la valutazione sommativa viene fatta alla fine di parti significative del corso, o di tutto il corso.

Il modello è stato creato negli anni ’70 del secolo scorso dall’università della Florida per le forze armate USA, poi è applicato in ambienti formativi e imprenditoriali fino agli anni ’90, quando viene usato l’acronimo, e il modello viene proposto come base per qualsiasi altro modello di ID. Dagli anni 2000 viene usato come modello di problem solving anche al di fuori della progettazione formativa.

addie

L’immagine mostra come il modello si applica al problem solving. Si parte da un gap, una differenza fra lo stato attuale e quello desiderato.

Si analizza il gap definendolo come problema: che cosa bisogna fare? Perché? Quando? Chi deve farla? Come? Come sarà la situazione a problema risolto?

Si progettano le soluzioni, dalle strutture generali agli elementi e componenti specifici.

Si sviluppano i progetti arrivando a soluzioni concrete e funzionanti.

Si mettono in pratica le soluzioni provandole con clienti e utenti finali.

Si valutano i feedback degli utilizzatori: funziona? Si convalida e si applica. Non funziona? Si riparte dall’analisi e si ripete il processo.