Blended learning

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L’apprendimento misto o ibrido (blended) è una strategia formativa che mette al centro il discente e gli costruisce intorno un sistema che combina rapporti faccia a faccia e tecnologie on e off line. I rapporti diretti possono avvenire in aula o in ambienti diversi, magari all’aperto o in laboratori, fra docenti, tutor e allievi, e privilegiano la cooperazione e il learning by doing (fare qualcosa per imparare, risalendo dalla pratica alla teoria). Le tecnologie comprendono piattaforme e applicazioni dedicate all’apprendimento, uso di dispositivi fissi e mobili, e vanno dall’informatica multimediale fino a realtà virtuale, realtà aumentata e intelligenza artificiale.

I primi esperimenti furono fatti già negli anni ’60 del secolo scorso, ma si deve arrivare agli anni ’90 per vederne lo sviluppo grazie a CDI, CD-ROM, personal computer più evoluti e il World Wide Web.

Nel blended learning il discente sceglie il percorso formativo e la combinazione di elementi didattici che preferisce, si incontra con il docente che fa da facilitatore di esperienze, più che da erogatore di conoscenze, da stimolatore di curiosità e di interesse, più che da prescrittore di compiti, da supporto alla definizione e soluzione di problemi, più che da somministratore di soluzioni.

Popper, per criticare la scuola tradizionale, diceva che “propone soluzioni non richieste a problemi non posti”. I nuovi criteri formativi predispongono alla ricerca del problema e aiutano a definirlo e a risolverlo. Solo alla fine del percorso si traggono i principi generali. La classe è rovesciata (flipped classroom o reverse learning): il docente non è in cattedra come un dirigente, ma è dietro le spalle del discente, come un angelo custode. Non fa la sua lezione di fronte a studenti più o meno attenti e motivati, ma mette loro a disposizione materiali, strumenti, tecniche, che lo studente studia prima di andare in aula o dopo aver partecipato ad un laboratorio. In aula il docente-coach si mette a disposizione per chiarire, approfondire, sperimentare quanto i discenti hanno studiato da soli. Il discente comincia col fare qualcosa, incontra le prime difficoltà, viene aiutato a trasformarle in problemi, cerca le soluzioni, le sperimenta, se non funzionano ne cerca altre, in rete o chiedendo aiuto al docente o ai colleghi. E’ sempre attivo, e va avanti in base alla sua rapidità di apprendimento, invece di aspettare tutti gli altri se è più veloce, o di arrancare dietro di loro se è più lento.

Le modalità didattiche sono sincrone e asincrone. Le modalità sincrone si svolgono un certo giorno ad una certa ora, e sono i webinar (lezioni on line da uno a molti), le chat, le telefonate con cui il docente segue personalmente il discente. Le asincrone comprendono forum, scambi di email e sms, partecipazione a social network. Tutto questo può avvenire nel web o all’interno di una piattaforma e-learning che tiene conto di tutto quello che fa il discente, in modo da poterne valutare il livello di attività e partecipazione, oltre ai risultati conseguiti.

Con il blended l’esperienza formativa non si limita alla rete o all’autoapprendimento, ma si arricchisce dei rapporti personali diretti, che a loro volta si irrobustiscono con le risorse tecnologiche.

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Nella mappa il discente è al centro dei due mondi, quello analogico e quello digitale. Il docente è l’angelo custode che sta dietro il discente e lo sostiene nelle difficoltà. Nel mondo analogico il discente fa esperienze di aula, di formazione outdoor e di laboratori pratici. Nel mondo digitale accede alle risorse del web, ai materiali dei depositi cloud, alle comunità di pratica, grazie al computer da tavolo, al portatile, alle tavolette e allo smartphone. Tutto il suo percorso si svolge in una piattaforma LMS che tiene conto delle sue prestazioni e gli dà indicazioni sui livelli raggiunti e su quelli da raggiungere.