Cambiamento

La soluzione di un problema è sinonimo di cambiamento, dallo stato del sistema con il problema vivo e operante, allo stato dello stesso sistema dopo che il problema è stato risolto, eliminato, superato.

Watzlawick distingue fra un cambiamento 1 e un cambiamento 2.

Il cambiamento 1 è qualcosa che si muove e che cambia all’interno del sistema per tenerlo in vita e farlo funzionare, come i piccoli movimenti che si fanno col manubrio della bicicletta per tenerla in equilibrio e farla andare dritta. E’ il famoso cambiamento gattopardesco, “cambiare tutto per lasciare tutto com’è”. In ambito aziendale è il miglioramento continuo che incrementa qualità e innovazione nel sistema, o gli interventi di manutenzione e aggiornamento degli impianti.

Il cambiamento 2 è un mutamento radicale del sistema, o con l’introduzione di un elemento esterno, o con l’uscita dal sistema per entrare in un altro sistema. Il primo caso è aggiungere alla bici un motore elettrico, il secondo è passare dalla bici alla moto. In ambedue i casi è necessario un intervento esterno eseguito da un decisore dotato di potere. In ambito aziendale è l’introduzione di nuove tecnologie, la fusione con un’altra azienda, l’apertura di un nuovo mercato.

Il cambiamento quindi può essere graduale e continuo, come la crescita di una pianta o di un animale, o radicale e discontinuo, come il crollo di un edificio, un incidente stradale, la vincita di una grossa somma di denaro. Questo cambiamento è altrimenti noto come catastrofe.

Il cambiamento può migliorare o peggiorare l’esistente. Una eredità inaspettata o un’innovazione tecnologica possono migliorare decisamente la situazione, un licenziamento o un trasferimento in una sede più lontana la peggiorano.

L’innovazione nei prodotti e nei processi può anch’essa tendere a migliorare l’esistente per presidiare e consolidare un mercato acquisito, o essere dirompente, creando nuovi mercati, come è successo con lo smartphone.

io_altriPosso cambiare me stesso, posso aspettarmi che cambino gli altri, o che cambi il mondo. Se agisco su di me, divento leva di cambiamento per far evolvere il sistema. Se aspetto che cambino gli altri, dipendo da essi. Se aspetto che cambi l’ufficio, l’azienda, la società, delego il cambiamento a chi può influire e decidere su tali cambiamenti.

Un cambiamento radicale nel modo di pensare è il salto di paradigma. Si superano presupposti ed assiomi correnti per assumere nuovi modi di considerare le cose. Ne è un esempio il paradigma geocentrico, con la Terra al centro dell’universo e il Sole e le altre stelle che le girano intorno, sostituito dal paradigma eliocentrico, con il sole al centro e la Terra che gli gira intorno. Il salto di paradigma è indispensabile per comprendere l’evoluzione scientifica e le trasformazioni sociali.

Nella vita quotidiana non ci accorgiamo quasi dei piccoli cambiamenti che accadono ogni giorno. Percepiamo il cambiamento quando incontriamo una persona che non vedevamo da tempo, o torniamo in un luogo dopo trent’anni.

Per sintonizzarci sul cambiamento possiamo chiederci: che cosa è cambiato nella nostra vita negli ultimi 100, 50, 5 anni? Che cosa sta cambiando ora? Che cosa cambierà domani? Pensiamo alla città, alla campagna, all’industria, alla tecnologia, ai trasporti e alle comunicazioni. O anche solo al campo specifico di cui siamo competenti. E soprattutto chiediamoci: che cosa è cambiato o sta cambiando nei nostri paradigmi mentali?