Crowdsourcing

Il crowdsourcing combina insieme i termini inglesi crowd (folla) e source (sorgente, origine), a indicare un’attività in cui un soggetto propone una propria iniziativa ad un pubblico generico o specializzato, invitandolo a collaborare con denaro, lavoro, idee, competenze. I partecipanti sono ricompensati in vario modo: partecipazione agli utili, appartenenza ad una nuova comunità, soddisfazione nel veder riconosciute e apprezzate le proprie capacità. I partecipanti in genere dedicano un ritaglio di tempo all’iniziativa, e ne ricevono un micropagamento o un piccolo vantaggio sociale e morale. L’iniziativa può essere no profit o a scopo di lucro. In questo caso il promotore deve chiarire bene quanta parte del suo lucro è disposto a riconoscere al partecipante per ricompensarlo.

crowd-sourcingIl crowdsourcing è quindi un aggregatore di talenti e di risorse intorno ad un progetto che altrimenti avrebbe bisogno di un consistente investimento che escluderebbe soggetti deboli ma pieni di idee come certi giovani freschi di studi che vivono lontani dai grandi centri produttivi e non sono figli di papà. Il web ha dato un forte impulso al crowdsourcing, perché è capace di coinvolgere grandi numeri di persone in base all’attrattiva dell’idea che sta alla base della proposta, e perché può raccogliere intorno all’iniziativa una rete virtuale di persone che vivono lontane l’una dall’altra, non si conoscevano, non avevano mai lavorato insieme.

Il successo di un’iniziativa del genere dipende dal genere e dall’idea di base, dall’organizzazione del progetto, dal modo con cui viene presentato, dai vantaggi che offre ai partecipanti. Un’iniziativa culturale e sociale può avere più impatto di una proposta commerciale, una start up tecnologica o di ricerca sanitaria è più interessante di un prodotto a tecnologia matura, ma anche un nuovo tipo di ristorante può essere proposto in questo modo.

Fra gli esempi più celebri in campo culturale viene subito in mente Wikipedia, l’enciclopedia mondiale di cui ognuno può scrivere una voce, purché rispetti certi requisiti, e in campo tecnologico il sistema operativo Linux, sviluppato tutto in open source.

In altre parole, il crowdsourcing è una tecnica di problem solving che si serve del pensiero collettivo e connettivo e può essere applicata a tutto il processo che va dall’individuazione e definizione del problema alla ricerca delle soluzioni e alla loro scelta e realizzazione. I benefici della soluzione collettiva on line dei problemi consistono in una riduzione di tempi e costi, di un gran numero di esperti, di stimolo al senso di appartenenza ad una cerchia di persone che si capiscono e si apprezzano fra di loro.

Il crowdsourcing si articola in

  • crowdfunding (finanziamento collettivo)
  • crowdcreation (creazione collettiva)
  • crowdvoting (votazione collettiva)
  • crowd wisdom (saggezza della folla).

Visto dalla prospettiva del lavoro, fa parte della gig economy, l’economia dei tanti lavoretti che impegnano poco tempo ma vengono pagati poco o niente. E’ uno sfruttamento di persone che tuttavia non si sentono sfruttate, perché partecipano volontariamente.