Fantasia

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Il termine “fantasia” viene dal greco “faino” che significa “mostro, manifesto, faccio apparire”. Indica la facoltà della mente umana di produrre immagini, di rappresentarsi qualcosa di esistente o di inesistente. La mente può immaginare una donna, un pesce, e può metterli insieme immaginando una sirena che sia metà donna e metà pesce, o metà pesce e metà donna.

Le immagini possono restare nella mente o essere espresse come oggetti, prodotti, testi, canti, miti. Proprio perché immaginaria, la fantasia si contrappone alla realtà sperimentata con i cinque sensi, misurata, pesata, costruita.

La fantasia è un ingrediente della creatività, la facoltà con cui l’uomo risolve problemi in modo sempre diverso, evolvendosi.

matrice_creatQuesta matrice della creatività visualizza il concetto di creatività come combinazione di fantasia e concretezza, che Domenico De Masi ha elaborato sviluppando le teorie di Silvano Arieti. La matrice pone in basso il pensiero primario, inconscio, analogico, immaginifico, e in alto il pensiero secondario, cosciente, logico, produttivo; a sinistra la sfera emotiva, a destra la sfera razionale. Il quadrante in basso a sinistra è l’area della fantasia, col livello massimo dell’emotività e dell’immaginazione, quello in alto a destra è l’area della concretezza, col livello massimo della razionalità e dell’attività mentale cosciente. I quadranti intermedi sono quello delle emozioni gestite in alto a sinistra, come il controllo della paura o della timidezza, e delle tecniche acquisite e diventate automatiche, come la capacità di parlare o suonare il pianoforte. La creatività è un comportamento complesso che attinge a tutti e quattro i quadranti.

fantasia_miniLa mappa della fantasia è una mia elaborazione visiva basata sui libri Fantasia di Bruno Munari e Grammatica della fantasia di Gianni Rodari. E’ utile quando ci troviamo davanti ad un foglio bianco e siamo a corto di idee. La combinazione di vari suggerimenti ci stimola e attiva la nostra immaginazione mettendoci in grado di inventare immagini, storie, situazioni. Per esempio, puoi usare “Il brutto anatroccolo” per affrontare un problema di cambiamento, di trasformazione evolutiva, come un telefono che diventa una fotocamera. Quindi puoi usare “E poi?” per immaginare che con la fotocamera si possa telefonare guardandosi in faccia, o puoi partire da qualsiasi situazione ed immaginare il seguito: gli amici che si vedono a cena e si scambiano i telefoni per leggere i relativi messaggi, e finiscono per litigare e scoprire gli altarini gli uni degli altri (è il film “Perfetti sconosciuti” di Paolo Veronese, vero?).

Puoi richiedermi la mappa in formato poster ad alta risoluzione scrivendomi a info@umbertosantucci.it