Finestra di Johari

atlante – comunicazione

La matrice o finestra di Johari si chiama così per un giuoco di parole che combina l’inizio dei nomi di Joe Luft e Harry Ingham, i due psicologi che la proposero nel 1955.

Quando ci poniamo di fronte ad una o più persone siamo disposti a rivelare alcune cose di noi (so e dico), ma non altre (so ma non dico), a dire cose che sappiamo e a tacerne altre. Tuttavia posso serbare dentro di me cose che ho dimenticato o di cui non sono consapevole (non so e non dico), o rivelare mio malgrado cose di cui non sono consapevole, ma che gli altri interpretano bene (non so e dico). E’ questo il caso in cui mi sfugge una frase involontaria, o sono tradito da un rossore, un tremore, un atteggiamento, un comportamento.

johariSe costruiamo una finestra mettendo in alto la parte di noi di cui siamo consapevoli, in basso quella di cui siamo inconsapevoli, a destra la parte nota agli altri, a sinistra quella ignota, otteniamo quattro quadranti. Il quadrante in alto a destra è l’arena, il campo di gioco, il comportamento dell’io aperto che è consapevole di ciò che sa, pensa, vuole, e si esprime apertamente con gli altri. Il quadrante in alto a sinistra è la facciata, l’aspetto esteriore che non sempre corrisponde a ciò che c’è dietro, è la maschera pubblica con cui l’io si camuffa e si nasconde per celare suoi difetti, esaltare sue virtù, assumere comportamenti che vanno dalla buona educazione fino alla manipolazione psicologica, all’inganno e alla truffa. Il quadrante in basso a destra è il punto cieco, una zona psichica che sfugge all’io, ma si manifesta a sua insaputa e indipendentemente dalla sua volontà. Il quadrante in basso a sinistra è l’ignoto, ciò che resta nascosto sia a noi che agli altri, il subconscio.

I rapporti formali e razionali avvengono fra gli “io aperti”. I rapporti manipolatori sono una combinazione fra io aperto e io occulto. L’io inconscio si rivela in situazioni emotive (amore, paura, timore). L’io ignoto può venir fuori inaspettatamente, con sorpresa di noi stessi e degli altri, può essere un improvviso atto di coraggio o di violenza, un impulso che noi stessi non ci sappiamo spiegare razionalomente.johari1

Le interazioni fra i quattro quadranti determinano quattro tipi di rapporti: comunicazione aperta (conversazione), informazioni che trapelano o rivelazioni inconsapevoli (rossore, tremito), confidenze o sfoghi (pianto, confessione), contagio emozionale (si sbadiglia o si piange se lo fanno gli altri). Aspetti dell’io cieco ci possono essere rivelati o quanto meno suggeriti dal feedback che riceviamo dagli altri nelle interazioni comunicative e comportamentali che abbiamo con loro. L’ignoto e il subconscio possono essere tirati fuori da facilitatori, persone che hanno su di noi una certa influenza e sono capaci di toccarci nel profondo.

johari3Conoscersi significa man mano estendere il quadrante in alto a destra, riducendo gli altri. Anche in un gruppo la fiducia reciproca si sviluppa gradualmente, con l’estendersi del quadrante in alto a destra. Ecco le finestre di un gruppo appena formatosi e di un gruppo affiatato. Nel primo si tasta il terreno, si dice poco. Man mano si passa alla configurazione del secondo, dove si è disposti a dire di più.

La finestra si applica sia alla comunicazione verbale che a quella non verbale e ai comportamenti individuali e sociali. L’io aperto si mostra con gesti volontari, modo di vestire, atteggiamenti pubblici. L’io inconscio e l’io occulto si rivelano con atteggiamenti involontari ma ben decifrabili da chi ci osserva. Il modello è utile per comprendere le dinamiche di gruppo, ma anche per rapporti a due, per discutere, per negoziare.

Sia nei rapporti a due che nei gruppi la matrice è in evoluzione perché può tendere ad ampliare l’arena, se il clima è sereno, incoraggiante, fiducioso, o a ridurla a favore della facciata, se il clima è formale, burocratico, diffidente, autoritario. Un buon maestro, un consigliere, un leader può fare da facilitatore per estrarre contenuti dall’io ignoto e far raggiungere buoni livelli di consapevolezza. Autorivelazione e feedback sono due dinamiche chiave: l’una per “smascherare” i propri aspetti segreti, l’altra per ascoltare chi ha da dirci qualcosa su di noi o per cogliere segnali di consenso o dissenso, accettazione o rifiuto.

Esercizio di gruppo

E’ adatto a gruppi oltre le 15 persone, e se ne può fare anche un gioco di società. Ogni partecipante ha 2 fogli di carta bianchi. NON SCRIVE IL SUO NOME.

Foglio 1. Scrivi cose che sai del tuo intimo ma nascondi agli altri (io occulto).

Foglio 2. Scrivi cose che noti degli altri, di cui sei sicuro che non si rendono conto di comunicarle (io inconscio).

Raccogliere in due mucchi separati i fogli 1 e 2. Mescolare i fogli di ciascun mucchio in modo che nessun foglio sia collegato a una persona particolare.

FOGLIO 1 (IO OCCULTO)

Leggere a voce alta esempi a caso del fg. 1 e classificarli alla lavagna per argomento insieme col gruppo di partecipanti. Che cosa tendiamo a nascondere?

FOGLIO 2 (IO INCONSCIO)

Leggere a voce alta esempi a caso del fg. 2 e classificarli alla lavagna per argomento insieme col gruppo di partecipanti. Che cosa tendiamo a vedere negli altri, di cui non si rendono conto?

Analizziamo la relazione fra i due elenchi. Gli esempi sono differenti? Esistono zone in cui pensiamo di nascondere sentimenti e informazioni, ma in realtà essi “trapelano” e si manifestano agli altri? Quali vantaggi e svantaggi ci possono essere nel rivelare agli altri ciò che teniamo nascosto? A rivelare agli altri le loro zone inconsce?

Aiutiamo il gruppo a riconoscere che l’uno non può rimuovere le sue zone inconsce se l’altro non gliele rivela. Per vedere una persona, ce ne vogliono due.