Formazione esperienziale

atlante > formazione

Quanto ricordiamo di tutto quello che abbiamo appreso? Che cosa ricordiamo di ciò che abbiamo studiato a scuola o in qualche corso di formazione professionale?

Come abbiamo studiato le cose che abbiamo dimenticato?

E adesso, come studiamo una cosa che vorremmo imparare?

Per avere una prima infarinatura ci basta leggere. Per comprendere meglio ciò che leggiamo possiamo fare una mappa mentale con le parole chiave e le relazioni fra di loro, prendere appunti, scrivere note a margine e rimandi. Possiamo leggere ad alta voce, o ascoltare qualcuno che ci spieghi. Oppure possiamo imparare una canzone e cantarla per ricordare le parole. Possiamo fare schizzi e disegni per visualizzare ciò che abbiamo capito, o usare immagini, video, grafici, a corredo dei testi che abbiamo letto. Infine possiamo fare ciò che abbiamo appreso.

Pensiamo allo sci. Potremmo leggere un bel libro illustrato che descrive come si scia, come è fatta la neve, come sono le discese, corredato di disegni e fotografie. Oppure possiamo andare in montagna, noleggiare sci e scarponi, prendere un maestro e imparare, direttamente sulla neve, cadendo e rialzandoci, salendo e scendendo, andando dritti e curvando.

Proviamo ora a far passare un anno. Che cosa ricordiamo del libro? Poco o nulla. Ma se torniamo sulla neve, dopo i primi passi impacciati, scieremo di nuovo col livello che avevamo l’anno prima. Ecco dunque che il corpo ha memorizzato meglio il saper fare qualcosa, avendola fatta.

Quindi se leggo, scrivo, ascolto, vedo, da solo, con colleghi, in aula o via web, faccio formazione nel senso consueto del termine. Se faccio qualcosa, vado da qualche parte, vivo un’esperienza diversa dal solito in cui devo fare ciò che devo apprendere, faccio formazione esperienziale. E’ qualcosa che si faceva normalmente nelle botteghe artigiane ed artistiche, nelle scuole di arti marziali, nel lavoro agricolo, e che ora si fa nello sport o in attività manuali. I neoassunti devono fare periodi di apprendistato per imparare ciò che serve all’azienda e che la scuola non ha insegnato loro. Però parliamo di formazione esperienziale per distinguerla dalla  formazione d’aula, perché privilegia il laboratorio, la varietà degli ambienti esterni, sfide di vario genere che possono essere messe in relazione con ciò che si deve apprendere.

Yoga della risata per sbloccare il gruppo e creare subito cordialità, simpatia, atteggiamento ludico, in una tenuta di campagna romagnola.
Yoga della risata per sbloccare il gruppo e creare subito cordialità, simpatia, atteggiamento ludico, in una tenuta di campagna romagnola.

Un intervento di formazione esperienziale si basa su tre fasi essenziali:

  • briefing
  • esperienza
  • debriefing

Nel briefing ci spiegano le regole del gioco, le modalità dell’esperienza, il tipo di cambiamento che ci si aspetta.

L’esperienza può essere un percorso di problem solving, una gara, un’avventura in un ambiente insolito o difficile, una simulazione, un laboratorio tecnico, uno spettacolo teatrale, la realizzazione di un film. Può essere fatta all’interno o all’esterno, in sede o fuori sede, e può essere più o meno ludica o lavorativa. In genere se si devono ottenere miglioramenti tecnici si preferisce un laboratorio specifico, se invece si punta su cambiamenti di comportamento, di relazione con gli altri, di team building, di problem solving e stimolazione della creatività, è preferibile un’esperienza con componenti simboliche e ludiche che ognuno può adattare alla sua situazione e alla sua psiche, e in luoghi piacevoli o diversi dal solito, per uscire dalle abitudini e dalle dinamiche del proprio ambiente di lavoro e poter vedere le cose con prospettive diverse.

Il debriefing è molto importante per valutare insieme con i partecipanti il significato dell’esperienza, i cambiamenti ottenuti, le difficoltà e le resistenze incontrate.

Atmosfera allegra e conviviale in un laboratorio comportamentale in un tranquillo casale toscano.
Atmosfera allegra e conviviale di un laboratorio comportamentale in un tranquillo casale toscano.

E’ delicata la figura del conduttore, che deve saper condurre i giochi ma ricordare sempre che i giocatori sono i partecipanti, sono loro che devono agire, parlare, risolvere problemi, prendere iniziative, guidare ed essere guidati. Il conduttore quindi non si sostituirà mai ai partecipanti, ma li affiancherà con molta discrezione, facendo attenzione più che altro al rispetto delle regole del gioco e delle condizioni dell’esperienza.

E’ sempre auspicabile tornare dopo qualche tempo sull’esperienza fatta, per vedere quanto di ciò che si è appreso è entrato effettivamente nei normali comportamenti.