La scala

La scaling question è una tecnica di terapia breve usata da Steve De Shazer in ambito psicoterapeutico, e poi applicata in percorsi di coaching personale e di problem solving. La tecnica affronta il problema focalizzando sulla soluzione: come sarebbe se tutto fosse risolto? In tal modo alla visione negativa della difficoltà si sostituisce una visione positiva, aiutata dalla fantasia del miracolo: se per miracolo tutto fosse risolto, come sarebbe la situazione?

Una volta precisato lo scenario desiderato con il problema del tutto risolto, lo si pone in cima ad una scala con 10 gradini circa. A zero c’è la situazione peggiore, come se non fosse stato fatto nulla per affrontare il problema. Si chiede al cliente di posizionarsi su un gradino. Se il cliente si è messo sul 4, gli chiediamo che cosa ha fatto finora per arrivare al 4, e che cosa potrebbe fare per passare dal 4 al 5. Per rinforzare la sua visione positiva, gli chiediamo se qualche volta si è trovato più in alto del 4: in quale occasione? per fare che cosa? Come si sentiva? Che cosa aveva fatto di diverso?

Questa tecnica spezzetta il problema (la scala intera) in pezzi piccoli da risolvere con meno sforzo (i gradini), ed è premiante, non colpevolizzante. Il cliente riconosce di non essere proprio a terra, di aver già fatto qualcosa, di poter fare subito qualche cosa in più.

Una variante è la tecnica dello scalatore, usata nella terapia breve strategica di Giorgio Nardone. Ispirandosi agli alpinisti di alta quota che progettano una nuova ascensione, si parte dalla vetta dove si pone la situazione a problema risolto, e si scende a piccoli passi, sempre per una decina di tappe, in modo che la tappa inferiore presenti una situazione immediatamente precedente a quella superiore. Per esempio, se in cima tutti sanno usare il nuovo software, a livello 9 hanno appena finito il corso di addestramento. Si scende fino a terra, dove si colloca la situazione attuale. Per passare da terra alla prima tappa si deve cominciare subito a fare qualcosa, mettendo in moto il processo virtuoso che porterà alla soluzione del problema.

Anche questo tipo di scala segue la tecnica del mago, che per incanto risolve il problema e crea uno scenario che possiamo mettere in cima alla montagna.

Funziona sempre sul frazionamento del problema in piccole tappe che si possono raggiungere con uno sforzo ridotto e con le risorse disponibili. Si parte da zero ma si punta subito al primo gradino, mettendo in pratica le prime prescrizioni. Se qualcuno non ha raggiunto il livello successivo non viene colpevolizzato, ma si cerca di capire che cosa è successo e come fare per superare ciò che lo ha ostacolato.

La tecnica non funziona con problemi troppo ampi e troppo vaghi (guadagnare di più, aumentare i profitti, migliorare il clima interno), ma con problemi circoscritti e specifici (introdurre un nuovo software in ufficio, eliminare i ritardi nelle consegne, fare da soli qualcosa che facevamo solo con l’aiuto di altri). Bisogna cercare di essere sempre molto concreti e realistici, come se si stesse vedendo un film: che cosa vediamo? Che cosa facciamo? Chi c’è intorno? Quindi non “il capo è di buon umore”, ma “il capo ci saluta uno per uno e ci chiede com’è andato il week end”.

La scala si può usare anche al di fuori della terapia e del coaching, in tutti i casi in cui vogliamo raggiungere un risultato o ridurre un problema, come perdere peso o migliorare le proprie prestazioni nel jogging.

Nell’immagine è rappresentata graficamente la differenza fra i due tipi di scaling.

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