Nomofobia

atlante – comunicazione

Hai paura di rimanere disconnesso dalla rete? Hai dimenticato a casa lo smartphone e ti senti perso? La tua è una sindrome nota al popolo della rete, e si chiama nomofobia, curiosa combinazione dell’inglese no mobile (senza dispositivo mobile) e del greco fobia (paura), creata da  una équipe di ricercatori che, per conto delle Poste del Regno Unito, nel 2008 ha studiato gli stati ansiosi di nomofobiachi smarrisce il cellulare, o si accorge che la batteria è scarica e il credito è esaurito. I puristi della lingua tendono a non accettare il neologismo, dato che il termine “nomofobia” esiste già, composto correttamente dalle due parole greche nomos (legge) e fobia (paura), e significa paura o rifiuto della legge, delle regole. Tuttavia l’uso con etimologia anglo-ellenica va diffondendosi presso i giovani, insieme con gli altri neologismi phubbing e smombie a definire altri atteggiamenti asociali indotti dai dispositivi mobili.

Lo stato ansioso nomofobico si manifesta quando non si può usare il cellulare, non si può navigare, non si è collegati ad Internet e non si può scorrere le proprie bacheche social. Alcuni psicologi già nel 2012 consideravano lo smartphone come la dipendenza più forte dopo le droghe, specialmente per giovani nativi digitali che passano più di nove ore al giorno col telefono in mano e davanti agli occhi. Questo è il paradosso della tecnologia, che da una parte libera, dall’altra schiavizza chi ne fa uso massiccio.

La nomofobia è favorita da opinioni negative di sé, immaturità, alta estroversione o introversione, impulsività, senso di urgenza, ricerca di sensazioni. La sindrome nei più giovani è correlata a punteggi scolastici più scarsi, minore soddisfazione di sé e del proprio stato, perdita di tempo e di attenzione sia in classe che a casa.

L’uso eccessivo dei telefoni cellulari può aumentare l’ansia a causa della pressione a essere continuamente collegati ai social network. La dipendenza è rivelata da frasi come “penso spesso al mio smartphone quando non lo sto usando” o “mi sento connesso con gli altri quando lo uso”. La dipendenza è rafforzata dal senso di auto-definizione, autostima, identità sociale (ricevere molti like).

In realtà, nella maggior parte dei casi, non si tratta di una fobia invalidante, ma di uno stato di ansietà più o meno leggero, paragonabile a quello dell’attesa di un esame, di un colloquio importante, di un’esibizione in pubblico. Tuttavia l’uso eccessivo di telefoni e tavolette spesso si combina con patologie preesistenti di tipo ansioso, ossessivo-compulsivo e fobico. In genere questi soggetti si sentono a disagio quando il telefono è spento, e tendono a tenerlo sempre acceso. Si può considerare nomofobico chi consulta il suo telefono più di 35 volte al giorno. La sindrome da eccessiva connessione scatta quando l’uso del telefono si sostituisce in quantità preponderante ai rapporti faccia a faccia in ambito sociale e familiare, fino al punto di evitarli per rifugiarsi nei rapporti virtuali mediati dal proprio telefono, o da spingere a consultazioni compulsive per evitare interazioni reali e isolarsi nel proprio mondo isolato e depresso, o per proteggersi da situazioni che intimidiscono.

Questo timore è molto legato alla necessità e al desiderio che si può provare a restare sempre presente, attivo o “da guardone”, sui social network più utilizzati (Facebook, Instagram, Whatsapp). Sono infatti i social, secondo gli esperti, a rapire molti di noi e a farci stare con lo sguardo incollato allo smartphone, con il cervello immerso nella rete, facendoci scordare dove siamo e cosa stiamo facendo. Chi soffre di nomofobia non riesce a non controllare il telefono e le notifiche ogni 5 minuti, è come se il mondo reale sia solo in secondo piano, qualsiasi cosa accada, perché la vita è nello schermo, nella rete, e perciò va in ansia se non ha tra le mani il magico apparecchio, o se non c’è campo. Alcuni dichiarano di patire la perdita del contatto con amici e persone care, altri temono la disconnessione dai colleghi di lavoro, e manifestano una paura ingiustificata di conseguenze immaginarie o inespresse. Alla sensazione di non poter perdere una notifica o un messaggio si aggiunge la sindrome da vibrazione o suoneria fantasma, ossia la sensazione spesso illusoria che qualcuno ci stia chiamando e dobbiamo rispondergli subito.

La capacità di comunicare attraverso un telefono cellulare offre la massima tranquillità e sicurezza, che si trasformano in angoscia e depressione quando l’individuo non riceve alcun contatto, al punto tale che alcuni dormono col cellulare acceso accanto al cuscino. Le reazioni irrazionali e le reazioni estreme dovute all’ansia e allo stress possono essere vissute dall’individuo in ambienti pubblici in cui l’uso del telefono cellulare è limitato, come negli aeroporti, nelle istituzioni accademiche, negli ospedali e nel lavoro. L’uso eccessivo di un telefono cellulare per attività quotidiane come l’acquisto di articoli, il gioco, le operazioni finanziarie, può causare problemi economici individuali.