Organigramma e Personigramma

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organigrL’organigramma è la rappresentazione grafica di una struttura organizzativa di tipo gerarchico. La rappresentazione può riferirsi alla situazione attuale o ad un certo momento nel passato, e a qualsiasi tipo di organizzazione.

In genere si usano rettangoli e linee di collegamento. I rettangoli indicano le funzioni, gli enti, gli uffici, all’interno dei quali si scrive il nome di chi al momento occupa quella carica o è addetto a quella funzione. Le linee collegano i rettangoli mostrando le dipendenze da un rettangolo all’altro.

La struttura logica è ad albero, dalla carica più importante a quelle via via subordinate. La disposizione può essere orizzontale, verticale o mista, per ottimizzare la visualizzazione a colpo d’occhio dell’intera struttura organizzativa.

L’organigramma si ispira alla macchina organizzativa di cui le funzioni sono componenti e ingranaggi. Prevalgono i ruoli che di volta in volta vengono occupati da persone, il cui avvicendarsi non modifica la struttura e non influisce sul suo funzionamento, allo stesso modo in cui sostituendo un pezzo di ricambio la macchina funziona sempre nello stesso modo.

Il personigramma è stato proposto nel 1996 da Piero Trupia, come alternativa “umanistica” all’organigramma, con un cambiamento di paradigma dall’impresa come insieme di organi all’impresa come insieme di persone, fino ad insiemi di persone che possono perfino andare oltre le organizzazioni stesse.

Anche il personigramma può avere una struttura gerarchica ad albero, ma gli è più propria una struttura a rete, di cui ogni persona è un nodo, e le persone con più contatti sono gli hub. Quindi non è tanto importante il livello gerarchico formale di una persona come nodo di rete, quanto il complesso di relazioni con le altre persone-nodi.

Per costruire un personigramma si parte dunque dalle persone, che si cerca di collegare fra di loro in base ai gruppi di lavoro e ai progetti a cui partecipano, alle cerchie di cui fanno parte, agli stakeholder con cui hanno a che fare.

Marco Minghetti, paladino dell’humanistic management postindustriale, così ne parla: “Se l’organigramma è una macchina, il personigramma è un mondo vitale. Le caselle dell’organigramma sono cittadelle più o meno fortificate per la difesa e per l’attacco. Al contrario, i flussi del personigramma sono umori di un melting pot e scambi discorsivi di un convivio.

Il cuore del moderno è la macchina, la sua logica quella meccanica. Il cuore (auspicato) del postmoderno è la persona, la sua logica la relazione tra soggetti che esprimono iniziativa e la sviluppano nella cooperazione”.

Possiamo anche dire che in una stessa azienda l’organigramma ne rappresenta la struttura formale, il personigramma ne fa capire meglio il funzionamento reale.

L’organigramma in genere si riferisce ad uffici fisici, tavoli e posti di lavoro con tanto di etichetta, leadership accentrata e gerarchica, controllo di processo. Il personigramma comprende tutto l’universo degli stakeholder, interni ed esterni all’azienda, operanti in sede o in modo smart, fluido e a distanza. Supera i limiti di comunicazione dei silos aziendali con comunità che interagiscono fra loro in base ai progetti in corso. La leadership è distribuita e “servant”, non contano tanto i processi, quanto gli output che ne vengono fuori. Il personigramma rappresenta un mondo di relazioni e influenze reciproche di qualità individuali che non cancellano i ruoli ma non se ne lasciano schiacciare.

Lo strumento grafico più adatto per rappresentarlo è una mappa dinamica di rete, che si riorganizza in base al mutare delle relazioni.