Sensazioni di base

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Giorgio Nardone sostiene che tutto il complesso mondo di sensazioni ed emozioni che condiziona il nostro sistema percettivo-reattivo può essere semplificato riducendolo a quattro sensazioni fondamentali, che muovono i nostri pensieri e comportamenti, i nostri desideri e le nostre repulsioni, e che combinandosi fra loro danno luogo ad altri sentimenti.

Le quattro sensazioni di base sono paura, rabbia, dolore e piacere. Anche se le quattro forze sono tutte presenti in noi, ognuno di noi agisce, sceglie, decide, valuta mosso principalmente da una di queste forze psichiche. Chi è mosso dal piacere si orienterà verso soluzioni piacevoli ed eviterà scelte dolorose o persone irascibili. Chi è mosso dalla rabbia sarà incapace di rilassarsi e godere di situazioni piacevoli. Chi è mosso dalla paura sarà prudente e inibito di fronte al piacere, e spaventato dal dolore.

pauraLa paura è quella sensazione si inquietudine che si prova di fronte a qualcosa di sconosciuto, o che in passato è stato sgradevole o doloroso. Se contenuta nei limiti dell’eustress è una sensazione positiva che ci rende vigili di fronte a situazioni di rischio. Se invece cresce e ci spinge a fuggire e ad evitare anche cose che di per sé non sono pericolose, allora è negativa perché diventa limitante, paralizzante, ci impedisce di esprimerci e di relazionarci con gli altri e con l’ambiente. Se la paura è la sensazione predominante, abbiamo paura anche delle altre sensazioni: temiamo il dolore, abbiamo paura di non saperci controllare, temiamo perfino che le cose piacevoli possano farci male e lasciarci l’amaro in bocca. Soprattutto finiamo per aver paura della paura stessa, e quindi ci finiamo intrappolati dentro perché la paura non dipende più da ciò che accade intorno a noi, ma solo da noi stessi.

La paura si controlla e si riduce con lo stratagemma “aggiungi legna per spegnere il fuoco”, o “uccidi il serpente col suo stesso veleno”, e cioè prospettando al fobico una paura più grande. Se ha paura di decidere, prospettiamogli le conseguenze nefaste dell’indecisione.

rabbiaLa rabbia è una reazione più o meno violenta che ci porta ad agire in modo aggressivo, se la esprimiamo, o si trasforma in sordo rancore se ce la teniamo dentro. Anche la reazione immediata e perfino aggressiva è una difesa dai pericoli, ma diventa negativa se non siamo più capaci di controllarla e se siamo sempre irascibili, anche quando non ce ne sarebbe motivo. Se la rabbia si combina con il dolore può portare alla vendetta, da cui si può anche trarre piacere.

La rabbia si controlla facendola defluire, scaricandola contro un elemento non nocivo o neutro. E’ tipico il caso di chi prende a pugni il sacco da pugile per sfogare la sua rabbia, o più banalmente scaraventa un piatto contro il muro.

doloreIl dolore può essere sia fisico, sia psichico. E’ un prezioso segnale di allarme per qualcosa che non funziona nel nostro corpo, per un organo che si è ferito o ammalato, o per qualcosa che abbiamo perduto, un compagno, un amico, una persona cara, un oggetto prezioso. E’ anche la coscienza della morte, della caducità del nostro destino, o della sofferenza che c’è intorno a noi senza che possiamo porci rimedio. Se restiamo intrappolati nel dolore e non sappiamo più uscirne, da segnale di allarme diventa una prigione che ci impedisce di vivere, di amare, di provare piacere. Si può uscire dal dolore attraversandolo, come pregava Gesù stesso nell’orto degli ulivi dicendo “passi da me questo calice, non come voglio io, ma come vuoi tu”, riferendosi all’imminente passione e morte. E’ la tecnica praticata dai fachiri, che si allenano a resistere al dolore fisico per mezzo del controllo mentale, non evitandolo, ma prendendolo a piccole dosi e pensando che, come tutto il resto, dopo un po’ passa.

piacereIl piacere è l’energia che ci porta ad amarci, a procreare, a crescere, ad incontrarci con gli altri, ad ammirare le cose belle, a gustare i cibi buoni. Anche il piacere può diventare una trappola quando non se ne può fare a meno, e diventa così mania ossessiva, compulsione, abuso. Più si cerca di inibirlo, più diventa forte. L’unico modo per contenerlo è concederselo controllando tempi, modi, quantità, oppure renderlo obbligatorio. Per esempio, se vogliamo ridurre la quantità di sigarette, possiamo concederci cinque sigarette al giorno, quelle che ci procurano più piacere, con un vincolo: se ne fumiamo qualcuna in più, dobbiamo fumarne altre cinque. In tal modo la concessione delle cinque sigarette allenta la pressione della rinuncia, l’obbligo di fumare ne toglie tutto il piacere.

L’amore, la felicità, la fedeltà, la timidezza, la gelosia, sono sentimenti compositi e secondari che possono essere ridotti alle quattro sensazioni di base. Per esempio un innamoramento può essere mosso dal piacere  derivante dalla vista o dal contatto della persona amata, ma anche dalla paura di restare soli. La gelosia è la combinazione del dolore di essere stati traditi, della paura che ciò avvenga, della rabbia se pensiamo che il tradimento sia avvenuto.