Smart working

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smartwCon lo smart working il lavoratore non occupa più un posto di lavoro fisso in azienda, ma lavora dove serve, quando serve, con chi serve. Può lavorare da solo o insieme con altri, in rete o condividendo luoghi di coworking, su progetti personali o partecipando a team di altri progetti, in casa propria o in luoghi ameni o in viaggio, con contratti da dipendente o da freee lannce.

Il lavoratore industriale legato a catene di montaggio e agglomerato in grossi e fumosi centri urbani, o pendolare fra periferie e fabbriche, viene via via trasformato dalle nuove tecnologie in un lavoratore smart, ossia intelligente, elegante, ottimizzato, autonomo, responsabile. Non ha bisogno di essere controllato e comandato, basta stabilire con chiarezza che cosa deve consegnare e quando. Se ci riesce, bene, altrimenti si va da un altro fornitore.

Con lo smart working cambia anche il management, che diventa la gestione di un rapporto di fiducia: se ti ho chiesto una cosa, non ho bisogno di controllarti e venire a vedere che cosa stai facendo, mi basta aspettare la data di consegna che abbiamo concordato insieme, perché sono sicuro che la rispetterai e mi darai ciò che ti ho chiesto con la qualità che ti ho chiesto.

Lo smart working fa risparmiare soldi al datore di lavoro che non deve spendere per il posto di lavoro, la mensa, le apparecchiature tecniche, ed è un risparmio anche per la società perché riduce il traffico pendolare e l’inquinamento derivante.

Lo smart working contiene anche insidie e problemi. E’ più difficile creare senso di appartenenza con chi viene trattato e ragiona più come un libero professionista che come un dipendente. I lavori sono più fluidi, e il lavoratore a cui si chiede flessibilità rischia di vederla trasformata in precarietà, e spesso più che un lavoro con cui può mantenere se stesso e la propria famiglia, ottiene lavoretti aleatori spesso sottopagati che lo trasformano in un povero che lavora e che non gode neanche del sussidio di disoccupazione. Possono emergere problemi di assicurazione contro gli infortuni, di riconoscimento di usura e malattia professionale, di protezione da insidie informatiche, di violazione della privacy, di eliminazione di lavori che vengono affidati a robot e ad agenti automatici intelligenti. Per questa ragione una evoluzione del lavoro in senso smart, oltre ad accompagnare l’innovazione tecnologica, dovrebbe essere sostenuta da sagge e giuste politiche di welfare.