Trance

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I monaci tibetani entrano in uno stato meditativo facendo grandi mandala con sabbia colorata, immagini complesse che inducono alla concentrazione. Appena finito il mandala lo distruggono a simboleggiare l'impermanenza delle cose.
I monaci tibetani entrano in uno stato meditativo facendo grandi mandala con sabbia colorata, immagini complesse che inducono alla concentrazione. Appena finito il mandala lo distruggono a simboleggiare l’impermanenza delle cose.

Il termine viene dal latino transeo, passare, a indicare il passaggio da uno stato di coscienza normale ad uno stato alterato, indotto da ipnosi o autoipnosi. Il soggetto ipnotizzato va in trance quando il suo corpo si rilassa e la coscienza abbandona gli strati superficiali della mente per scendere nel profondo, nel mondo dei ricordi o dell’oblio, dell’inconscio, dell’infanzia.

Se fissiamo a lungo una immagine del genere proviamo illusioni  di tridimensionalità e siamo attratti da quello che potrebbe sembrarci uno sguardo penetrante.
Se fissiamo a lungo una immagine del genere proviamo illusioni di tridimensionalità e siamo attratti da quello che potrebbe sembrarci uno sguardo penetrante.

In senso più lato la trance è lo stato di esaltazione o eccitazione provocato da musica, danza, luci e proiezioni, alcool e droghe psichedeliche.

Uscire dallo stato normale di coscienza per entrare in stati alterati è una pratica che risale alla più remota antichità. Già in epoca paleolitica le pitture di Altamira e Lascaux mostrano animali che, nell’oscurità delle grotte male illuminate da torce fumose, probabilmente servivano agli sciamani per evocare gli animali da cacciare inducendo nei presenti stati allucinatori ed eccitanti. Le Baccanti si inebriavano con i succhi di uva nei loro cortei orgiastici. Le sacerdotesse degli oracoli, così come lo stregone di Castaneda, ricorrevano a fumi psichedelici per entrare in trance e vaticinare. La pratica yoga e buddista della meditazione tende allo stato sublimato dell’illuminazione, il nirvana, che altro non è se non uscire dalla normalità per entrare in una condizione “altra”.

Giordano Bruno parlava di eroici furori. Balzac si inebriava col caffè. Timothy Leary ha teorizzato l’uso psicotropo dell’LSD, e i Beatles lo hanno cantato con Lucy in the Sky with Diamonds.

Milton Erickson ha usato l’ipnosi in psicoterapia, per condurre il paziente al di sotto della sfera cosciente e curarlo rimuovendo blocchi inconsapevoli. Negli scritti suoi e dei suoi allievi si trovano numerose testimonianze di pazienti caduti in trance profonda senza che neanche si accorgessero che Erickson li stava ipnotizzando.

Nel problem solving, e in genere nella comunicazione persuasiva, si usa una ipnosi senza trance, ricorrendo a numerose tecniche come rallentare il ritmo del discorso, ancorare concetti ad un oggetto, una mano, un luogo, far fissare lo sguardo su un punto, far ascoltare un suono ripetuto. In tal modo si guida l’attenzione dell’interlocutore verso un certo tema e in una certa direzione, distogliendolo da altri temi disfunzionali. Le tecniche del Milton Model e dell’ipnosi senza trance della comunicazione strategica si usano per sbloccare il cliente, per abbassarne le difese e persuaderlo ad accogliere nuovi punti di vista e nuove soluzioni. Fra queste tecniche si usano spesso la lettura del pensiero (“hai sempre creduto che questa fosse la soluzione migliore, ma ora cominci a vedere altre soluzioni”) e la profezia che si autoavvera (“e poi ti sentirai in pace con te stesso e con gli altri”). Oppure si racconta qualcosa (stai facendo come la volpe e l’uva), si evoca un’immagine (“vuoi raccogliere l’acqua con un cesto?”), si mettono le nostre parole in bocca ad un personaggio autorevole (“Cicerone diceva che quando sai che cosa dire, troverai facilmente le parole per dirlo”).

Ognuno di noi ha sperimentato stati di semi-trance, per esempio guardando le fiamme di un camino o il frangersi delle onde del mare, o ascoltando musica ripetitiva. Anche mettersi davanti alla tv saltando da un programma all’altro o sonnecchiando sul divano induce uno stato di trance semicosciente, nel quale penetrano i messaggi della pubblicità, dei serial, degli slogan politici.

La trance può essere considerata uno stato da raggiungere, come l’estasi mistica o l’ispirazione artistica, o da evitare, come l’esorcismo per quelle persone in crisi psichica che si credevano possedute dal demonio, o come l’ipnosi usata per far fare qualcosa che da svegli non si farebbe mai.

La trance può essere indotta da altre persone, da rituali e da sostanze, oppure può essere autoindotta. Medium, santoni e guaritori si procurano uno stato alterato e dicono di agire solo come esecutori di poteri più forti, che chiamano di volta in volta dio, natura, diavolo, defunti. In realtà si tratta sempre dell’autoinganno che fa parte del funzionamento della nostra mente, e che ci porta a convincerci di ciò che noi stessi immaginiamo e pensiamo.

La trance si mostra con alterazioni del normale modo di essere, delle normali relazioni e delle percezioni della realtà, con doti e capacità amplificate o ridotte (resistenza al dolore, parlare una lingua sconosciuta), azioni incongrue, rigidità o flessibilità eccessive delle membra, amnesie, ricordi riaffioranti.

Dopo uno stato di semitrance o di trance più o meno profonda è importante riportare il cliente o se stessi allo stato di normalità, in cui potrà ricordare ciò che ha sperimentato nello stato alterato, o non ne avrà coscienza, ma comunque gli sarà servito a risistemare qualcosa nel subconscio. Il ritorno alla normalità può essere scioccante o confortante come il risveglio dopo un sogno. Se il sogno era bello dobbiamo farci una ragione della realtà meno piacevole, se il sogno era brutto il risveglio è un sollievo benvenuto che ci fa apprezzare di più la realtà.