Verbalizzazione

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visualizzUn processo di verbalizzazione agisce in senso opposto alla visualizzazione, e consiste nel descrivere qualcosa di non verbale come un’immagine o un suono, o nell’aggiungere messaggi verbali ad un contenuto non verbale, come quando si mette un titolo o una didascalia accanto ad una foto.

La verbalizzazione è tautologica quando non aggiunge informazione al contenuto (la scritta “albero” per la foto di un albero), è descrittiva se aggiunge informazioni identificative (albero di olivo) o interpretative (l’olivo è simbolo di pace).

L’uomo si esprime fin dalla più remota antichità con parole e immagini. L’associazione di concetti, parole e significati a immagini, luoghi, ambienti, gesti, è una fondamentale forma di conoscenza umana, praticata fin dalle epoche preistoriche.

Probabilmente le scene di caccia delle grotte preistoriche di Altamira o Lescaux erano commentate da sciamani durante cerimonie propiziatorie.

lapidario01I romani in età imperiale raccontavano con le colonne Traiana e Antonina le imprese dei rispettivi imperatori, anticipando la narrazione continua e e strisce di racconti per immagini che in epoca moderna diventarono cinema e fumetti. Caratteristica al proposito è anche la Via Crucis, sequenza di immagini che racconta la passione e morte di Cristo, e serviva come “libro dei poveri” per i fedeli analfabeti. Molte stele funerarie abbinano al ritratto del defunto nomi, parentele, cariche pubbliche, come è il caso di questi due fratelli Cornelii vissuti nel bergamasco nel I sec. d.C.

Le nostre città sono luoghi completamente verbalizzati, dai nomi delle strade fino ai cartelli pubblicitari.

Le macchie di Rorshach sono strumenti di verbalizzazione psicologica e psichiatrica, perché servono ad evocare immagini dall’inconscio attraverso una loro interpretazione.

Le immagini sono spesso ambigue e si prestano ad interpretazioni diverse. La verbalizzazione riduce l’ambiguità proponendo l’interpretazione voluta. In tal senso è uno strumento di problem solving.

Si racconta che Renoir, ad un visitatore scandalizzato di fronte ad un suo quadro raffigurante una donna in desabillé e un uomo vestito, gli disse: “il marito, già pronto, sta aspettando la moglie che sta finendo di vestirsi per festeggiare il loro annioversario: lo scandalo non è nel quadro, ma negli occhi di chi lo vede”.

La verbalizzazione è importante per attribuire a immagini e altri contenuti non verbali parole chiave (tag) che li rendano più facilmente reperibili con i motori di ricerca.

Nella pubblicità la verbalizzazione si accompagna alla visualizzazione dall’headline che attira l’attenzione fino al payoff che riassume i vantaggi dell’offerta.

La verbalizzazione va da un elenco degli elementi di ciò che si vede ad un resoconto dei fatti, fino a commenti, simbologie, descrizioni poetiche.