C’è Scuola e scuola

La Scuola con la maiuscola è formazione di dirigenti, che non necessariamente sono persone di potere destinate alle alte sfere, ma possono essere anche eremiti capaci di dirigere se stessi. La scuola con la minuscola è addestramento di dipendenti, che non sono solo lavoratori o disoccupati, ma persone che dipendono da chi li comanda. Una scuola politica è solo indottrinamento o può essere e fare cultura? Sarebbe auspicabile una Scuola come alternativa al renzismo attuale?

Quando nei primi anni ’70 fui chiamato da Enrico Cogno ad insegnare nella neonata sezione romana dell’Istituto Europeo di Design, insieme con esponenti di spicco della comunicazione visiva e della progettazione come Guido Vanzetti, Ferro Piludu, Gianfranco Medori, Benedetto Todaro e altri, pensai che potessimo dare vita ad una Scuola con la lettera maiuscola come erano state il Bauhaus di Gropius, il Vchutemas del suprematismo e costruttivismo russo, la scuola di Ulm che nel dopoguerra riprese e sviluppò in Europa l’eredità delle prime due. Una Scuola che portasse avanti la gloriosa tradizione del design italiano che faceva centro a Milano con la Triennale e il Compasso d’Oro.

vchutemas 1927
El Lissitsky, copertina per la Scuola Vchutemas, 1927

Invece poi, con l’andare degli anni, scoprii che l’IED era solo una scuola privata con l’esclusiva finalità di far guadagnare il suo padrone, e che pian piano avrebbe abbassato il suo livello didattico per garantire il profitto, e insieme con i colleghi della prima ora la abbandonai al suo destino.

Non ho nulla contro le scuole private, anche se penso che un istituto di cultura non debba avere come prima funzione quella della redditività dell’investimento, perché da che mondo è mondo tutta la cultura, la ricerca, lo studio sono stati fatti in perdita, grazie alla lungimiranza o alla propaganda dei poteri di turno.

Dico solo che la scuola con la lettera minuscola, privata o pubblica che sia, è un diplomificio piuttosto autoreferenziale, tante che la maggior parte di chi la frequenta dopo aver fatto gli esami si sbarazza dei libri di testo e dimentica tutto ciò che gli era servito solo a superare gli esami.

La Scuola con la lettera maiuscola invece è quella che lascia un’eredità culturale, che segna un’epoca o un periodo o un luogo o uno stile. Si aggrega e si sviluppa intorno ad uno o più maestri, forma uno o più allievi che spesso superano i maestri, si conserva nei seguaci e nei divulgatori, si trasforma in altre scuole.

In tal senso una grande struttura di formazione può essere solo una scuola che fabbrica diplomi, un piccolo gruppo di persone che si riunisce intorno ad un maestro può diventare una Scuola.

La Scuola deve avere personalità, visione, tradizione, innovazione, creatività, progetto. Non ha bisogno di testi, programmi, aule, ma solo di un rapporto vitale e circolare fra maestri ed allievi. E’ il portico degli stoici, la passeggiata dei peripatetici, l’agape dei cristiani, lo scriptorium dei monasteri, la bottega artigianale ed artistica del rinascimento, la tradizione liutaia di Cremona. Si manifesta in tutti i campi, dallo sport alla scienza, dall’arte alla pratica ascetica.

Può nascere grazie alla munificenza del principe, ma si sviluppa solo con il reciproco riconoscimento fra maestri, allievi e altre scuole, e con l’influenza che i suoi prodotti hanno sulla società contemporanea e futura.

Non avendo trovato una struttura esterna che potesse assurgere a livello di Scuola, ho lavorato su me stesso facendo man mano il maestro e l’allievo (zen, nordic walking, montagna, alimentazione) e ora quando posso mi sforzo di inserire contenuti ideali anche in prodotti commerciali.

Recentemente mi sono impegnato nell’attivismo politico col Movimento Cinque Stelle, perché mi sembra il più vicino ai temi che mi stanno a cuore e che potrebbero salvare l’umanità dall’estinzione. Conoscendolo dal di dentro, al di là delle belle persone che ho incontrato, ho rilevato che i due problemi principali del movimento solo l’organizzazione e la comunicazione. Ho trovato difficoltà a proporre miglioramenti in questi due campi, perché il movimento, o almeno quelli che pensano di aver capito che cosa veramente è, rifiuta il concetto di organizzazione e la comunicazione intesa come cultura invece che come attività spontanea.

Ho cercato con alcuni attivisti “storici” di proporre corsi, incontri e iniziative di confronto sui due temi, fino al punto di costituire una scuola del movimento, come palestra di cultura, di sviluppo di competenze, di scienza politica, di buona amministrazione. Mi piacerebbe che il movimento possa influire sulla cultura attuale, almeno in Italia, come fece la sinistra nel dopoguerra con l’arte, il cinema, l’editoria. Da una parte ho incontrato molto interesse e ho fatto anche qualche esperimento riuscito con incontri sia pubblici sia riservati agli attivisti, dall’altra ho incontrato resistenze, specialmente da parte di chi giudica inappropriata qualsiasi opinione che non provenga dalle fonti ufficiali.

Oggi è uscito nel blog di Grillo un breve post che, riferendosi ad iniziative di formazione che si stanno svolgendo in Emilia-Romagna, boccia decisamente l’idea stessa di una scuola, che intende come scuola partitica di indottrinamento politico sul tipo della scuola comunista detta delle Frattocchie.

http://www.beppegrillo.it/2014/07/il_movimento_so.html

http://www.beppegrillo.it/2014/07/scuole_di_politica_no_grazie.html

E’ interessante, per chi ne avesse voglia, leggere i commenti, che in gran parte concordano con quanto sto dicendo.

Ebbene, quando parlo di Scuola, intendo qualcosa di opposto all’indottrinamento e alle logiche di partito, un luogo e una rete di critica anche eretica nei confronti di presunte dottrine, dove ci si confronti, si discuta, si elaborino visioni e progetti, si sviluppino capacità organizzative e comunicative professionali e adeguate alla complessità del mondo moderno. Una scuola capace di formare una vera classe dirigente, non casta di privilegiati, ma élite di competenti. Come fu IRI Management nella creazione dei manager della ricostruzione industriale postbellica. Come è l’ENA, la prestigiosa scuola di amministrazione pubblica francese.

L’indottrinamento c’è quando si rifiutano la cultura, la professionalità, l’organizzazione e la comunicazione. Il concetto di formazine interna sarebbe anche coerente con i due mandati. Nel primo si impara, nel secondo si governa, dopo si insegna ai nuovi.

Mi piacerebbe che si discutesse di questi temi non solo all’esterno, ma anche all’interno del movimento, che può solo crescere e migliorare se non si limita ad accettare acriticamente diktat che chiudono qualsiasi confronto di opinioni.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

4 pensieri riguardo “C’è Scuola e scuola”

  1. Caro Umberto, hai giustamente citato IRI Management ma si dovrebbero citare altre numerose esperienze che dagli anni ’60 ai ’90 hanno consentito a numerosissimi dirigenti oggi rottamati o rottamandi di raggiungere quelle capacità di giudizio e competenze professionali che mal si conciliavano con una organizzazione arcaica sia della P.A. che dell’industria in cui andavano ad inserirsi. Con poche eccezioni poiché dove c’era innovazione, sia nella P.A. che nell’industria, questa veniva avversata. Tuttavia una formazione quale tu auspichi e quale anch’io ho cercato – e cerco – di praticare, esiste tuttora disseminata in moltissime esperienze lavorative: in industrie di avanguardia, specialmente quelle esportatrici, amministrazioni pubbliche esemplari – si ricorda sempre il caso di una Procura -, Università e Istituti scientifici, insigni “maestri”. C’è il rammarico che questo non diventa sistema, è distribuito in modo squilibrato, non attinge all’ntero bacino di intelligenze che pur esistono tra i giovani del nostro paese. C’è la speranza – molto spesso la fiducia fatalistica – che proprio per questo riusciamo a sopravvivere. Ciao.

  2. Umberto, non ci crederai ma sto cercando di fare a Milano qualcosa di simile. Un vecchio amico che ha inaugurato una grande struttura nel settore dell’editoria tecnica, ha spazi che vorrebbe occupare con iniziative culturali. Abbiamo parlato di una scuola per la politica, che gli avevo prospettato ai tempi della legge sull’elezione dei sindaci. Allora l’aveva ritenuta non tempestiva, oggi sembra più aperto se non altro ad ascoltare. Dobbiamo sentirci ai primi di settembre così puoi darmi delle indicazioni e magari ti invito ad incontrare il mio amico, se vedo che la cosa sia fattibile. Per ora buone vacanze e, come sempre, complimenti per la tua lucida intelligenza, gherarda

  3. Caro Santucci,
    verso la fine dello scorso anno sono venuti a trovarmi in studio due esponenti del M5s del mio comune (oltre 60.000 abitanti, più grande di molti capoluoghi di provincia, situato nell’hinterland torinese). Sono iscritto al Meetup locale da quando è stato fondato e ho rapporti regolari con alcuni esponenti M5s che si occupano di Tav, di inceneritori e di barriere architettoniche (non tutto insieme) :-).
    I due amici –il futuro candidato sindaco, che al ballottaggio ha poi preso il circa 47% delle preferenze (non ce l’ha fatta per poche centinaia di voti), e un altro esponente del Movimento molto attivo– volevano qualche consiglio per la realizzazione di un volantino questionario del quale mi avevano portato una loro elaborazione, che potesse raccogliere suggerimenti dai cittadini circa il programma elettorale.
    Nonostante il fatto che il futuro candidato sindaco sia uno psicologo del lavoro che conosce, tanto per dirne una, la pragmatica della comunicazione di Watzlawick, aveva composto un guazzabuglio di forme e colori abbinato a un testo prolisso e di complicata e improbabile lettura, con caratteri illeggibili, insomma come spesso si può vedere nelle comunicazioni affisse negli uffici pubblici dove sono tutti creativi e grafici mancati.
    Abbiamo valutato gli obiettivi e i contenuti, dopodiché ho fatto un bozzetto alternativo a quello che avevano proposto.
    Il tutto è stato messo in rete e sottoposto agli amici del Meetup. La discussione, spesso fondata sul solo gusto personale ma totalmente incompetente in fatto di percezione o di comprensione di un testo, è andata avanti per oltre tre mesi –io ad un certo punto mi sono defilato, ritenendo che diverse centinaia di ore/uomo complessive fossero più che sufficienti alla bisogna– con un risultato finale penoso e sintesi di ogni possibile compromesso.
    Ovviamente il volantino non ha sortito alcun risultato pratico, tranne stimolare ai banchetti qualche simpatia in più (o in meno).
    Questo per dire che la democrazia partecipata, che è alla base del Movimento, non può essere una forma di volontariato fondato solo sul coinvolgimento emotivo, sulla passione e sul personale intimo sentire.
    Il Primo Maggio di alcuni anni fa, in occasione del VaffaDay in piazza San Carlo ero circondato da tanti che gridavano il loro Vaffa. Il fatto è stato in qualche misura divertente ma anche inconcludente. Per questo ho visto di buon grado la nascita del movimento come strumento per fare.
    Ma per fare serve conoscenza e metodo. Per questo concordo in toto con la tua notevole proposta. Anche a leggere i commenti, non solo quelli che hai segnalato, ho però delle perplessità circa la concreta possibilità che un percorso formativo possa attuarsi senza eterni e inconcludenti sfinimenti.

  4. Hai notato che la cosa presa con maggiore professionalita’ e’ lo sport? Guarda per esempio le riprese di una partita di calcio, sono perfette, seguono sempre dove e’ il pallone, ripetono i momenti piu’ importanti, spesso in rallenty. Guarda invece le riprese di un concerto di musica, apesso non sai chi sta suonando. La melodia in musica e’ come il pallone nel calcio, va seguita!
    Parlando di scuola, e’ evidente dai risultati della media classe sociale il basso e inaccurato livello di preparazione. Conseguenza di un tipo di insegnamento che privilegia chi e’ bravo, e con i quali e’ piu’ facile lavorare, creando cosi’ la casta di privilegiati, tenendo la massa emarginata e sottomessa. La preparazione degli atleti e’ una vera e propria scienza che unisce esperienza e tecnologia a livelli altissimi, basterebbe prendere loro come esempio. Mi auguro che la tua idea di scuola, da me condivisa in pieno, non rimanga solo un’utopia.

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