Creatività riciclante

lampadineLa creatività non è sempre e solo inventare cose nuove, produrre idee e soluzioni mai trovate prima. Molto più spesso è riciclo di idee precedenti, riuso, riduzione o amplificazione, variazione, combinazione fra cose diverse. Anche le più grandi opere d’arte non nascono dal nulla, ma spesso riciclano opere precedenti. Un esempio per tutti è il Rinascimento, che ripensa e ripropone a modo suo i canoni dell’antica bellezza greca e romana, in modo talmente originale da farne uno stile epocale.

La grande clausura mondiale che stiamo vivendo per fronteggiare la pandemia COVID19 costituisce un clamoroso cambiamento di scenario e di condizioni generali, che richiede altrettanti cambiamenti nella soluzione di nuovi problemi e nella ricerca di nuove soluzioni. E’ dunque una gigantesca sfida alla creatività in tutti i campi, dalla geopolitica globale di lungo termine ai comportamenti personali quotidiani.

La pandemia ha messo in drammatica evidenza problemi che sono stati ampiamente segnalati da scienziati, filosofi, sociologi, economisti. Per operare i cambiamenti necessari a convivere con epidemie e pandemie che saranno sempre più frequenti, perché fanno parte del sistema globalizzato predominante, non serve inventare cose nuove, ma per lo più basta tornare sulle idee di Rifkin, Stieglitz, Naomi Klein, Latouche, Mercalli, Petrini, per rendere il sistema globale un po’ più sostenibile e resiliente.

Per comprendere come una soluzione nuova che genera sensazioni ed esperienze inedite non sia altro che una elaborazione di un’idea precedente, osserviamo la “Levitated Mass” dell’artista “land” californiano Michael Heizer, installata nel 2012 presso il LACMA (Los Angeles County Museum of Arts).

M. Heizer, Levitated Mass, 2012
M. Heizer, Levitated Mass, 2012

L’opera consiste in un grande blocco di granito sospeso su un passaggio pedonale, ed offre ai visitatori l’esperienza paradossale di percepire al tempo stesso qualcosa di estremamente pesante, ma anche di leggero in quanto sospeso nel vuoto; di stabile, solido, materiale (il blocco di granito) ma anche di precario, momentaneo, immateriale (la sospensione).

R. Maghritte, Il castello dei Pirenei,  1959
R. Maghritte, Il castello dei Pirenei, 1959

L’opera materializza un’idea che René Magritte dipinse nel 1959 e intitolò “Castello dei Pirenei”. Il quadro, che si trova nel Museo di Israele a Gerusalemme, raffigura un grande blocco di roccia sovrastato da un castello fatto della stessa pietra, che vola su un mare increspato da un leggero moto ondoso, in un cielo azzurro movimentato da nuvole bianche.

R. Magrtitte, Le idee chiare, 1955
R. Magrtitte, Le idee chiare, 1955

Magritte aveva già dipinto nel 1955 “Le idee chiare” (collezione privata), dove un blocco di roccia vola insieme con una nuvola bianca su un mare mosso, con un’onda in primo piano del tutto simile a quella ridipinta nel quadro dei Pirenei. In questo quadro roccia e nuvola sono co-protagoniste, e l’irrealtà della pittura permette loro di volare insieme nel paradosso visivo leggero/pesante, chiaro/scuro, immobile/fluttuante. Nel quadro del 1959 invece la roccia diventerà protagonista, e le nuvole faranno da coro.Un anno prima di morire, nel 1966,

R. Magritte, La freccia di Zenone, 1966
R. Magritte, La freccia di Zenone, 1966

Magritte torna sull’idea della roccia volante dipingendo “La freccia di Zenone”, un quadro ad olio da cui nel 2010 è stata tratta una serie di litografie autorizzata dalla fondazione Magritte. La roccia riprende la disposizione orizzontale del quadro del 1955, ma le nuvole fanno da sfondo, e nel diurno cielo azzurro si affaccia una bianca falce di luna, riecheggiando la contemporaneità pittorica di giorno e notte che Magritte aveva realizzato in quadri come “L’impero della luce”, dipinto in varie versioni dagli anni ’40 ai ’50.

Quindi lo stesso Magritte, che non era certo a corto di idee, recupera e ricicla idee precedenti, riproponendole in modi diversi a narrare storie e provocare sensazioni diverse.

Tornando all’installazione di Heizer, anche se prende spunto da Magritte, l’opera è originale e nuova, perché realizza il sogno impossibile del pittore belga, rendendolo possibile. Risponde alla domanda: come sarebbe se questa fantasia fosse realizzata e se veramente un pesantissimo blocco di granito mi volasse sulla testa mentre ci passo sotto?

Lo stesso procedimento è stato applicato dal ben più famoso land artist bulgaro/americano Christo, la cui formula è impacchettare dapprima oggetti come bottiglie e automobili, poi cose sempre più grandi come il Reichstang di Berlino (1992) o una falesia della Normandia (1968).

Christo, Reichstag (992); Falesia (1968)
Christo, Reichstag (992); Falesia (1968)

Ebbene, l’idea di impacchettare oggetti comuni per renderli misteriosi e stimolarne una diversa percezione… è di Man Ray, il famoso artista e fotografo dadaista che faceva parte della colonia di “americani a Parigi”.

Man Ray, L'enigma di Isidore Ducasse, 1920
Man Ray, L’enigma di Isidore Ducasse, 1920

La sua “scultura” intitolata “L’enigma di Isidore Ducasse”, del 1920, altro non è che una macchina da cucire impacchettata in una coperta. Christo non fa altro che amplificare la scala degli oggetti e delle coperture, ma comunque crea ambienti insoliti, estraniati come paesaggi lunari, ma al tempo stesso terribilmente artificiali con tutta quella plastica. Christo risponde alla domanda: “Come sarebbe se l’idea di Man Ray fosse amplificata e spinta alle estreme conseguenze?”.

Domande di questo tipo quindi possiamo porci per cambiare il nostro mondo, partendo da sogni, utopie e idee di artisti, romanzieri, pensatori, futurologi, scienziati, economisti. Eccone alcune.

Che cosa succederebbe se ci fosse un salario minimo universale di sopravvivenza, come propose De Simone nei primi anni ’90.

Che cosa succederebbe se si applicassero le tre R (riduci, ricicla, riusa) su larga scala, in sostituzionje dell’usa e getta?

Come sarebbe una casa basata sull’economia circolare, come la casa-grotta di Vico Solitario nei Sassi di Matera proiettata nell’era dell’intelligenza artificiale?

Come si potrebbe sviluppare la filiera corta, dalla produzione al consumo?

Come riprogettare i nuovi appartamenti, con lo sviluppo massiccio del telelavoro?

Come riprogettare la scuola, mettendo insieme l’utopia di Illich con le tecnologie delle reti sociali? Che cosa insegnare, saper fare o saper essere? Che cosa premiare e incoraggiare, disciplina e obbedienza o autonomia e iniziativa?

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

5 thoughts on “Creatività riciclante”

  1. Grazie Prof. Santucci,
    per questo interessantissimo contributo. Servirà a dare un impulso alle menti un po’ assopite e fiacche, dopo questa lunga clausura. Questo articolo ci fa capire come ognuno di noi può, nel suo piccolo, dare uno slancio alla propria creatività mettendola a frutto insieme a quella degli altri: cooperando, attingendo, restituendo idee nuove per un mondo migliore.
    Proporrò questo contributo, utile e illuminante, alle insegnanti che mi seguono sul blog vivacemente.org

  2. Buogiorno Professore,
    Mi ha fatto moltom piacere ricevere questa Sua riflessione, che mi ha fatto comicire bene la giornata, risvegliando idee, interessi e propositi.
    Mi farà molto piacere anche avere l’opportunità di incrociare nuovamente i nostri percorsi per dare vita, chissà, a nuovi libri o per “riciclarne” altri…
    Un cordiale saluto

    Gianni Gremese

    1. Grazie! Sono contento del suo interesse. Potrebbe essere interessante un lavoro di stimolazione della creatività per affrontare i cupi scenari che stiamo vivendo nel mondo dello spettacolo e degli eventi, che è uno dei più colpiti.

  3. Gentile signor Umberto,
    sto preparando la presentazione per un keynote che terrò la settimana prossima e vorrei utilizzare una delle sue immagini dando come fonte e copyright la sua pagina web.
    Acconsente?
    Possiamo sentirci se vuole. +39 345 7868303
    Cordialmente
    Caterina Berbenni

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