Il dilemma del magistrato

La comunicazione paradossale utilizza i dilemmi e i doppi legami, artifici mentali che diventano una sorta di trappole in cui ci cacciamo da soli, o ci facciamo cacciare da altri, o cacciamo l’interlocutore. Uno spunto di pubblico dominio è il dilemma in cui si trovano i magistrati che hanno fra le mani il caso della pena di Berlusconi.

In uno dei suoi acuti editoriali, Travaglio ha detto che non vorrebbe trovarsi nei panni dei giudici del Tribunale di sorveglianza che ha disposto la revoca dei servizi sociali in prova in caso di attacchi alle toghe da parte del condannato. Nei numerosi e sconcertanti interventi televisivi della campagna elettorale Berlusconi non tralascia occasione per attaccare i giudici, sfidandoli ad inasprire la sua condanna per poter giocare il ruolo di vittima.

Il dilemma dei giudici è questo: poiché il condannato, lungi dal ravvedersi, ha già trasgredito e continua a trasgredire le disposizioni del tribunale, che cosa devono fare? Se revocano i servizi sociali e lo spediscono in galera o ben che vada ai domiciliari, fanno il suo gioco. Se fanno finta di niente, almeno fino a dopo le elezioni, compiono a loro volta un illecito che va dalla negligenza, all’omissione di atti di ufficio, fino alla complicità e al favoreggiamento, se uno vuole proprio spingerla in fondo.

Questo è il classico doppio legame, la trappola in cui le due soluzioni possibili appaiono sbagliate, e generano un senso di inquietudine e di frustrazione. La situazione è aggravata dalla pressione dell’opinione pubblica e dei media in un senso e nell’altro, perché se i magistrati applicano la disposizione scontentano tutti i berlusconiani, già scontenti per la condanna penale, se non la applicano irritano tutti gli antiberlusconiani o i normali cittadini, già sconcertati dall’eccessiva mitezza della pena inflitta all’ex cavaliere.

In questi casi per uscire dal dilemma si deve rovesciare il tavolo. Un modo altrettanto paradossale sarebbe se i magistrati dichiarassero pubblicamente il dilemma con queste parole: “Cari italiani, la legge è uguale per tutti, eccetto che per alcuni, come disse Orwell. Fatevene una ragione, per citare Renzi”. Con una dichiarazione simile uscirebbero dall’impasse, perché non avrebbero più bisogno di prendere una decisione “giusta”. Naturalmente pagherebbero questa uscita con la perdita di dignità e di credibilità, ma di questi tempi in Italia la perdita non è grave per chi “tiene famiglia”.

La vignetta che illustra bene il concetto è tratta da un articolo di Rossella Guadagnini su Micromega.

Un altro caso di dilemma tratto dall’attualità è la posizione di Renzi, Grasso, Bindi e gli altri papaveri che il 3 maggio a Roma assistevano alla partita finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina. Gli ultras napoletani, guidati da Genny ‘a Carogna, erano sul piede di guerra in seguito alla sparatoria avvenuta poco fuori dallo stadio, e minacciavano gravi ritorsioni se non si fosse bloccata la partita.

Se ci mettiamo nei panni di Renzi & C., che fare? Attendere l’esito delle trattative Stato/Carogna? Andarsene sdegnati? Far arrestare ‘A Carogna per la maglietta che fa apologia di reato? La soluzione è dentro di te, ma è sbagliata, come direbbe il guzzantiano “Quelo”. Restare imbelli ed inerti a chiacchierare e ridacchiare, come hanno effettivamente fatto, significa arrendersi al facinoroso. Farlo arrestare significa scatenare gli ultras con conseguenze imprevedibili. Andarsene in maniera plateale significa abbandonare il campo nel momento di difficoltà.

Anche in questo caso si può adottare una via di uscita paradossale, con una dichiarazione del genere: “Da oggi sospendiamo qualsiasi servizio di ordine e dichiariamo gli stadi off limits, per cui chi ci va lo fa a suo rischio e pericolo. Se però subito fuori dallo stadio becchiamo uno con una bomba carta o una spranga lo mettiamo al gabbio per 20 anni”. Questa soluzione, che ai più sembrerà del tutto sconsiderata, rientra nelle tecniche di problem solving strategico, secondo cui bisogna cambiare soluzioni che finora non hanno funzionato. Se con gli stadi presidiati da carabinieri e vigili del fuoco accadono continui episodi di violenza, far diventare lo stadio un luogo chiuso e incustodito porterebbe o all’abbandono degli stadi, o a forme di autocontrollo da parte delle società che, per attirare gente, dovrebbero garantirne l’incolumità, né più né meno delle guide di trekking o di montagna che ti portano in luoghi pericolosi ma ti garantiscono un buon livello di incolumità. In ambedue i casi il problema sarebbe risolto.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

Un pensiero riguardo “Il dilemma del magistrato”

  1. Vorrei considerare il dato temporale non evidente nelle premesse. Se, invece di una fotografia, guardassimo un film, troveremmo del tutto corretto che i magistrati affermassero che “la Legge è diseguale per tutti”. La realtà, evidenziata dal rapporto cittadini–Stato nel corso del tempo, farebbe proprio emergere questa innegabile evidenza. È da sempre che la legge è diversa per Berlusconi e, in modi meno evidenti e di volta in volta cangianti, per la maggior parte dei cittadini, in proporzione alla capacità e al potere d’intervenire nelle procedure e nei processi decisionali. Un conto è se sei Valentino Rossi o il Maradona di turno di fronte alle tasse evase (che ricevi anche la dedica dal Tarantino), un conto è se sei l’imprenditore veneto dall’ignoranza approssimativa che si suicida dopo la raccomandata di equitalia. Un conto è se sei soggetto in causa con sessanta avvocati che ti difendono e che hai posteggiato in Parlamento a spese della comunità, diverso è se divieni oggetto d’uso strumentale fra magistratura e avvocato Taormina (casi Cogne e Ilaria Alpi, tanto per dirne a caso).
    Lo stesso vale per le carogne. Le trattative fra Stato e delinquenti organizzati, che siano tifosi o mafiosi, fanno parte della quotidianità a partire perlomeno dall’organizzazione dello sbarco degli Alleati in Sicilia e da quando il calcio è divenuto sempre più finanza internazionale, più o meno illecita ma sempre più pervasiva e potente.
    Problem solving dovrebbe essere guardare alla realtà con gli occhi della favola del Re nudo invece di accontentarsi del racconto piacevole e tranquillizzante ma falso della democrazia e della mitica e sempre meno credibile parità. Il tempo è galantuomo, a guardarne le stratificazioni forse si capisce un po’ meglio che ad osservarne solo la superficie. Mi scuso per la cattiveria soggiacente, ho appena ascoltato a radioparlamento la relazione sui fatti di sabato da parte di angelino jolie.

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