In lotta col mare

Problema: il mare mangia le spiagge.

Soluzione: creare barriere artificiali di scogli, e “ripascere” le spiagge con ghiaie e sabbie di riporto.

Conseguenze:

  • il mare scava e mangia fra una scogliera e l’altra, e ad ogni mareggiata porta via i materiali scaricati;
  • la linea di spiaggia diventa tutta ondulata;
  • non si fa più il bagno nel mare aperto, ma in una sorta di pozzanghere con acqua più o meno stagnante;
  • le amministrazioni pubbliche ogni anno spendono soldi a vuoto;
  • la qualità dei litorali degrada.

Vivere in una città di mare e osservare il comportamento del mare durante tutto l’anno, mi ha portato ad alcune considerazioni su problema, tentate soluzioni disfunzionali, soluzioni diverse e capaci di eliminare il problema.

Nella foto dei primi di febbraio (a sinistra) si vede lo stato in cui le mareggiate riducono ogni anno la spiaggia di Porto Recanati. Il mare scava tutto il materiale che serviva a spianare la spiaggia, e lascia un gradino alto più di un metro. In alcuni casi, arriva ad aggredire le costruzioni troppo vicine alla risacca asportando anche pezzi di cemento, capanni, strutture varie.

Nella foto presa ai primi di luglio nello stesso luogo (a destra), un pontone galleggiante ha raccolto la ghiaia del fiume Potenza e la scarica sulla spiaggia per ripianare il dislivello del gradino, mentre il mio amico Paolo guarda perplesso. Segue un bulldozer che per giorni livella i mucchi scaricati dalla benna del pontone.

***Clicca sulle immagini per ingrandirle.

La spiaggia, che potrebbe essere un bell’arenile naturale, diventa così una spianata di ghiaia di cava e di fiume, piuttosto fastidiosa: camminare lungo la battigia non è proprio confortevole, sia a piedi nudi sia con calzature, perché vi entrano di continuo i sassolini.

Ogni anno si ripete questa battaglia contro il mare che tenta di fare le cose a modo suo, ma ne è impedito da piccoli uomini che pretendono di fargli fare cose diverse. E’ un po’ quello che le miopi logiche di profitto fanno con tutto il pianeta, scavando buchi, riempiendo valli, prosciugando laghi naturali e facendone artificiali, spianando colline, costruendo sulle pendici dei vulcani e dentro gli alvei dei fiumi.

In una visione più ampia, sistemica, aperta al futuro e rispettosa delle prossime generazioni, si dovrebbe cercare di assecondare le caratteristiche naturali, adattando ad esse le nostre esigenze, e passando da vecchie logiche di sfruttamento dei territori a nuove logiche di cura per recuperare le bellezze deteriorate.

La difesa degli stabilimenti balneari dal mare, che pure è la loro ragione di esistere, ha infettato un po’ tutte le nostre coste, come si può vedere con Google Earth. Osservando la foto satellitare a destra, corrispondente al tratto di spiaggia di Porto Recanati di cui stiamo parlando, si vede che il mare avrebbe bisogno di una zona libera in cui poter avanzare e indietreggiare in base a maree, bradisismi, moti ondosi e correnti. Dove la profondità di questa zona diventa molto ridotta a causa di infrastrutture e insediamenti troppo vicini alla riva, il mare tende a riprendersi ciò che gli spetta, e allora bisogna mettere barriere per ridurre i suoi attacchi, e riparare continuamente i danni fatti dalle onde inconsapevoli. Tutto ciò deriva dalla nostra illusione che terre, mari e litorali siano solidi e immutabili, e si conformino alle nostre esigenze balneari o speculative; invece sono mobili e mutanti nel corso dei secoli e dei millenni.

Ecco un altro esempio in zona (ma ce ne sono in tutta Italia). La spiaggia nord di Civitanova Marche è “protetta” dalle barriere artificiali e si presenta con le tipiche insenature fra un baffo di scogli e l’altro (immagine e foto di sinistra). La spiaggia sud (foto di destra nella stessa immagine) è più ampia, il mare può muoversi come vuole, e la linea di costa presenta un profilo più naturale, senza i fastidiosi semicerchi prodotti dalle onde che si fanno largo fra le barriere di scogli che turbano la bellezza dell’arenile.

E allora, se abbiamo costruito edifici che ora sono troppo vicini alla riva, non sarebbe il caso di arretrarli per lasciare al mare lo spazio che gli serve? E poi non fare nulla, in modo che il mare si ricostruisca a modo suo spiagge, calette, scogliere, come meglio crede? I litorali sarebbero molto più belli, e non si butterebbero via soldi inutili.

Un paese serio richiederebbe un piano nazionale basato su ampie vedute, con la consulenza di geologi, oceanografi, climatologi, per ripristinare la bellezza delle nostre coste, che anche in termini economici vale molto di più di costruzioni spesso abusive e invadenti. E risolvere il problema in modo radicale, senza avvilupparsi in pseudosoluzioni che ripropongono il problema, invece di eliminarlo. Ma questo significherebbe fare cose diverse dal solito e da ciò che fanno tutti, quindi praticare un problem solving creativo. E si sa che le soluzioni creative scatenano un coro di “non si può” “non ora” “non così” “non hai pensato che…” “non tieni conto di…”. E allora, continuate a scavare e a buttare terra che alla prima occasione il mare porterà via!

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

14 pensieri riguardo “In lotta col mare”

  1. Carissimo
    il taglio del tuo articolo mi piace molto, specie nella parte in cui si esprime il concetto di lasciare al mare il suo spazio.
    Come già abbiamo avuto occasione di parlarne, se proprio si volesse ripascere le spiagge, con il mare stesso bisognerebbe studiare le correnti marine del luogo e quindi installere barriere conformi ad esse. il mare stesso farebbe il resto in maniera naturale.
    Ovviamente non è proprio così semplice; ma questo è il concetto generale.

  2. Caro Umberto, sono completamente d’accordo con te.. ma proprio completamente. Il problema è che, quando si ha a che fare con aspetti che non possono che essere politici, divento, ormai da anni, estremamente pessimista (e dire che non lo sono mai stato!!).
    Le vecchie logiche di sfruttamento del territorio di cui parli nel tuo articolo così logico e razionale, purtroppo sono lungi dal poter essere considerate vecchie: sono tuttora attualissime ed il mio “pessimismo politico” mi porta ineluttabilmente a pensare che lo saranno ancora fino a quando…. fino a quando l’integrazione Europea non sarà una realtà. Questa è la mia speranza almeno. Vedi che in fondo sono ottimista??

  3. NON HAI PACE
    RECANATI TI HA PROPRIO ASSORBITO
    GRAZIE PER IL CONTRIBUTO CHE DAI PER IL MANTENIMENTO DELLE NOSTRE SPIAGGE E DEL NOSTRO MARE

    SI VEDE CHE TI FAI UN SACCO DI BAGNI!!!
    BEATO TE
    E NOI QUI NELLO SMOG, A SUDARE
    L’HAI PENSATA BENE, LA TUA VECCHIAIA
    CIAO
    LUCA

  4. Salute,
    Grazie Umberto,
    le immagini sono esplicite e testimoniano come il tema della COMPLESSITA’ sia distante (per tutti i motivi “bassi” e “alti”) dalle strutture mentali delle persone che agiscono sul nostro capitale territoriale.
    Strumenti pratici come quelle tre o quattro cosine che si possono mutuare dalla teoria dei sistemi e conseguentemente da qualche ragionamento collegato a quella macchina non banale che è IL MARE (ecosistema) sembrano infrangersi sulle barriere mentali di questi piccoli uomini che vogliono dominare la natura.
    Ultime spiagge e derive di un Paese che con 7.458 Km di costa e di meraviglia potrebbe vivere di rendita e bellezza.
    Utilizzerò questa Tua per sensibilizzare qualche Personaggio.
    Un saluto dal litorale degli Etruschi.

    Vita bella a Tutti.

  5. lo stesso sta succedendo lungo la costa della penisola sorrentina. in alcuni punti le barriere sono sotto il livello del mare in altri sono visibili. I padroni delle coste sono i gestori dei lidi che con il finto ordine di file di ombrelloni uguali e di arenili rastrellati hanno trasformato il rapporto col mare.Immergere i piedi nell’acqua si fa sempre più difficile e le generazioni che crescono hanno del mare l’idea di un servizio .docce, giochi, bar, piscine, percorsi ,ristoranti sono le offerte che determinano la qualità del lido ed il prezzo. E il mare? Chi lo cerca ?Chi nota le barriere?
    Quando eravamo bambini al ritorno della stagione estiva la prima cosa che notavamo con stupore era il cambiamento della spiaggia. LA ricchezza di conchiglie, di pietre colorate e la varietà del materiale portate dalle mareggiate ci tenevano impegnati in interminabili raccolte.
    Le pietre colorate si conservavano tra i libri nelle bottiglie di vetro e con le conchiglie si ascoltava il rumore del mare. Il mare era libero ,noi eravamo liberi. A Vico Equense il sindaco alle 23 chiude perfino l’accesso alle spiagge libere.
    ma mi accorgo che sto uscendo fuori tema. grazie e cari saluti

  6. Ciao Umberto,
    grazie per i tuoi post sempre ricchi di riflessioni interessanti. Come spesso accade, l’intervento prepotente dell’uomo raramente ha una visione a medio e lungo periodo e spesso, come evidenzi tu, rappresenta delle dannose TSR. In provincia di Chieti la Costa dei Trabocchi ha mantenuto in molti punti una sua integrità grazie al tracciato ferroviario che ha rappresentato una barriera alle pressioni delle speculazioni edilizie. Mi viene in mente “l’intelligenza del giardiniere” e non del muratore affermata, nel romanzo Gambetto Turco di Boris Akunin, dal Consigliere di Corte Erast Fandorin rispondendo alla rivoluzionaria che vuole distruggere lo Stato ingiusto per costruirne un altro. “Uno Stato non è una casa, ma piuttosto un albero. Non viene costruito, ma cresce da se, assoggettato alle leggi della Natura, ed è una cosa lunga. Non ci vuole il muratore ma il giardiniere.
    Silvio C.

  7. Grazie a tutti dei commenti che danno più sostanza al mio articolo.
    Aggiungo qualcosa che mi è arrivata in email e che ritengo interessante.
    Piero Trupia dice con mirabile sintesi come stanno le cose: “Il discorso è semplice: l’economia non è più scienza sociale e umana, così come l’aveva concepita Aristotele, inventore della parola. E’ diventata tecnica e la tecnica nell’era dello sviluppo forzato, cioè del fare per il fare – così gira il denaro – si è affrancata dalla scienza che non è più conoscenza, ma invenzione di formule al servizio della tecnica. L’epitome di questa scienza tecnica e di questa economia del fare, alias sviluppo, è la finanza che è metà scommessa e l’altra metà catena di sant’antonio”.
    John Coghlan mi segnala due video di una donna che propone l’uso di protocellule artificiali che interagiscono con l’ambiente per costruire barriere di protezione come già sta accadendo a Venezia: http://www.youtube.com/watch?v=3vaMDpQY1Uw&list=FLXk0uWsovwLLmS0yv-7FtlA&index=9&feature=plpp_video
    http://www.youtube.com/watch?v=nAMrtHC2Ev0
    Patrizia Savarese dice: “Un altro dramma è la distruzione della Poseidonia, una pianta erbacea del mare (quella con lunghi fili verdi), per colpa dell’inquinamento e della sconsiderata pesca a strascico…
    I grandi “cespugli” di Poseidonia servono anche a trattenere il moto ondoso.
    Insomma, da qui a 10/15 anni il nostro amato Mediterraneo, con le sue belle spiagge, sarà orribilmente rovinato, se non fanno nulla! “

  8. Caro Santucci,
    ha perfettamente ragione,i nostri amministratori buttano le risorse dalla finestra delle emergenze,
    non è mai stato fatto un piano di riqualificazione del territorio,perchè,se i politici non dicono e non propongono,
    saremo sempre il paese delle emergenze,quindi,tamponeremo qua e la lungo la nostra meravigliosa penisola,che
    solo gli stranieri sanno apprezzare.
    Un caro saluto.
    Luigi

  9. Egregio Santucci,
    grazie per aver affrontato questo nuovo tema.
    Il mare, se non fosse per il vento, se ne starebbe lì, liscio e immobile, come fosse la più grande bolla di sapone esistente. È l’aria che, con i suoi spostamenti dovuti al differenziale termico, si muove più o meno velocemente e trascina e smuove la parte superficiale delle acque marine. La resilienza liquida fa in modo che il mare tenda a ritornare nel suo stato di calma, per questo le onde ondeggiano. L’aria, alla fine del liquido mare, incontra molti ostacoli: le coste a falesia, le dune e gli arenili, le spiagge, le baracche, i “bagni”, le case, i palazzi, i grattacieli costruiti in riva al mare. Questi “incontri” modificano le traiettorie, le velocità e le direzioni. Succede così che l’aria, respinta indietro dagli ostacoli artificiali prodotti dall’uomo, modifica la direzione di spinta delle onde che, invece di “accompagnare” la sabbia, depositandola sulla battigia, la trascinano al largo.
    Ci sono voluti millenni, da parte del vento che scuote il mare, per disegnare il profilo delle coste secondo un equilibrio dinamico. Sono bastati pochi anni di comportamenti scellerati per fare danni irreversibili.
    Hai voglia di spostare, depositare, smuovere, hai voglia di cercare di trattenere, imbrigliare l’acqua del mare, quando non hai neppure capito la causa del disastro.
    Caro assessore, prova ad imbrigliare l’aria, se ne sei capace. Questo confondere causa ed effetto, questo continuo accusare la natura di colpe che sono solo nostre, non può che peggiorare le cose. La battaglia è persa, così come lo sono le cifre astronomiche in gioco.

  10. ps: Poiché il tema è contiguo, invito chi ne avesse voglia a dare un’occhiata al mio sito (cliccando su “Rodolfo”) in particolare alla voce Voltapietre. Grazie a Umberto Santucci e un molto cordiale saluto agli amici di questo bellissimo blog.

  11. Caro Umberto anche questa è una vecchia battaglia contro l’ignoranza e l’arroganza dei cosidetti tecnici e dei politici locali che ad ogni costo vogliono accontentare ” l’elettorato ”
    Un abbraccio a te e complimenti a Rodolfo x il suo sito
    Tina

  12. Caro Umberto,
    E’ inutile dire quanto sia d’accordo con le tue idee. Tu sai che la mia vita si svolge tra l’America e Ostia. Ultimamente eravamo a Ostia ed io ho approfittato per fare qualche bagno. Tutto il litorale e’ cosparso da fastidiose scogliere poste a circa 20 metri dalla spiaggia. In qualche punto non affiorano neanche, tu credi che si possa andare un po’ piu’ in alto per avere meno folla, l’acqua un po’ piu’ pulita, e poter nuotare, visto che dentro la scogliera l’acqua arriva alla pancia, i bagnanti non fanno altro che giocare con i palloni, ma appena ti avventuri ti ritrovi in mezzo a questi scogli, innaturali, buttati li’ senza un ordine preciso, difficilissimi da superare. Quindi sei costretto a rimanere in queste pozzanghere (come tu dici) senza poter nuotare e godere in pieno del vero mare. Non sta a me suggerire soluzioni. Io mi limito a dire che cosi’ non va. E pensare che le nostre coste, il nostro mare e il nostro clima costitutiscono l’attrazione maggiore per il turismo! Mi unisco alla protesta di tutti.
    Cicci

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