Intelligenza artificiale debole e forte

atlante – nuove tecnologie

intelligenza-artificialeLo scopo dell’intelligenza artificiale debole non è imitare la mente umana, ma sviluppare forme di intelligenza capaci di risolvere problemi e fare ragionamenti di portata anche superiore alle possibilità umane, per esempio nell’analisi rapidissima di enormi quantità di dati da cui estrarre significati e conoscenze. Opera su un problema indagando casi simili, confrontandoli tra loro, elaborando una serie di soluzioni e scegliendo poi quella più razionale e congrua. Non pretende di definire i processi che crea come processi mentali; verifica empiricamente le ipotesi e svolge in modo efficiente il compito assegnato. Una macchina del genere sa fare molto bene una cosa, ma sa fare solo quella, come Deep Blue che ha battuto il campione del mondo di scacchi, ma che non è capace di provare emozioni e sentimenti, e non sa neanche che sta giocando a scacchi.

Si tratta quindi di un’intelligenza parziale, specializzata, utilissima in molti campi, e attualmente ad un buon livello di sviluppo e di applicazioni. La macchina agisce come se avesse un cervello, e consente di verificare ipotesi con precisione. Non è autonoma, ma ha bisogno della presenza dell’uomo. Non cerca di comprendere i processi cognitivi dell’uomo, ma solo di riprodurli in modo da ottenere risultati.

L’intelligenza artificiale forte risponde all’idea che una macchina possa ragionare e risolvere problemi, e possa diventare sapiente e autocosciente attuando processi di pensiero propri, anche diversi da quelli umani. Il computer non sarebbe uno strumento della mente, ma diventerebbe esso stesso una mente, come sostenne John Searle, una mente non distinguibile da una mente umana.

L’AI forte si basa sulla logica matematica, sul ragionamento e la dimostrazione automatica del problema, sull’analisi del linguaggio che permette alla macchina di capire le richieste umane, sulla pianificazione ad opera degli algoritmi.

Un’intelligenza di tal genere potrebbe automigliorarsi in un processo continuo che la porterebbe a diventare molto più evoluta della mente umana, non solo nel risolvere problemi, ma nelle arti e nella robotica cognitiva, fino a giungere a complessi problemi di natura etica e giuridica, quando le soluzioni proposte dal sistema automatico possono danneggiare persone e cose o favorire tirannidi, servizi segreti, criminalità organizzata, e quindi comportare responsabilità morali e sociali della macchina.

La differenza attuale fra cervello umano e computer è che il cervello compie più operazioni contemporaneamente, il computer esegue più velocemente le operazioni l’una dopo l’altra. Se si riuscirà a fare un sistema che operi in parallelo alla velocità dei computer, si potranno avere sviluppi impensati, dai risultati dei pensieri al modo stesso di percepire lo spazio e il tempo.

Negli ultimi anni le teorie sull’AI tendono a superare la dicotomia debole/forte, arrivando alla conclusione che una macchina potrà essere definita realmente intelligente soltanto quando sarà in grado di riprodurre il funzionamento del cervello umano a livello cellulare, come si sta tentando di fare con le reti neurali e le ricerche sulle memorie biologiche.