La moda dello storytelling

stravoltaLa narrazione può essere usata come strumento di transizione per immaginare un futuro basato su presupposti energetici diversi? Un ebook di favole classiche riscritte in modo nuovo ci prova.

 

Nella collana di ebook “Strumenti per la Transizione” pubblichiamo titoli che affrontano da diversi punti di vista il cambio di mentalità necessario ad affrontare la transizione dall’economia basata sul petrolio e il carbone a quella basata sulle energie rinnovabili. La pubblicazione più recente presenta come strumento di transizione la riscrittura di favole classiche.

C’era (str)avolta” è una raccolta di favole raccontate da autori vari in modo stravolto rispetto al “c’era una volta” della favola tradizionale. La raccolta è stata curata da Lidia Calvano e Luigina Sgarro, psicologhe, consulenti manageriali e formatrici.

copertina (FILEminimizer)

Il mondo della consulenza manageriale, apparentemente serioso ed efficentista, in realtà è piuttosto frivolo e sensibile alle mode. Da un po’ di tempo va di moda lo storytelling, che in senso stretto è la tecnica con cui si racconta una storia, o si trasforma un insieme di informazioni in un racconto. Ora si parla, a proposito e a sproposito, di narrazioni e storytelling. Se si fosse coerenti, si dovrebbe fare lo sforzo di trasformare un saggio, una relazione, una dimostrazione logica, in un racconto con un eroe, un antagonista, un mentore, un sacro Graal da conquistare, un drago da abbattere. Ma questo è molto difficile, e richiede uno scrittore di fiction, non uno scrittore tecnico o un saggista, ma nel mondo aziendale i romanzieri non sono molto frequenti. E allora? Niente paura, basta dire che tutto, anche una tediosa relazione di bilancio, è storytelling.

Poiché invece noi disponiamo di veri scrittori di storie, li abbiamo mobilitati per esplorare il modo in cui una storia può servire a vedere le cose da un punto di vista piuttosto che da un altro, e come si possa raccontare in modo del tutto nuovo storie note come Barbablu o Cappuccetto Rosso.

In tal modo possiamo provare a raccontarci di nuovo lo sviluppo industriale, l’inquinamento, la sovrappopolazione, il divario fra ricchi e poveri, per prepararci ad immaginare il futuro, ammesso che come genere umano ci meritiamo ancora un futuro.

Le favole fanno parte del nostro patrimonio di conoscenza, perché sono le prime cose che ci sono state dette da bambini, e che a nostra volta abbiamo raccontato ai nostri bambini. Sono mondi fantastici con cui abbiamo costruito il nostro mondo reale, usandoli come riduttori di complessità per capire le dinamiche fra buoni e cattivi, vittime e carnefici, fortunati e sfortunati.

Fin dai tempi antichi le storie sono state raccontate sempre nello stesso modo, o cambiate, ampliate, parafrasate, parodiate, collocate in contesti ed epoche diversi. Ci sono storie antiche che tornano buone anche oggi, storie attuali che assomigliano alle antiche. Il passato non si può modificare, il racconto del passato si può elaborare come si vuole. Si possono amplificare o esorcizzare errori, colpe e dolori, spiegare cose che al momento erano incomprensibili, cambiare gli esiti facendo morire Cappuccetto Rosso o il lupo.

Gli autori sono professionisti o dilettanti, nel senso che i primi campano di scrittura, i secondi fanno altri mestieri. Ogni autore ha provveduto a illustrare il proprio racconto, e io ho fatto le illustrazioni che mancavano. Mi sono divertito a scrivere a modo mio la favola della cicala e la formica, come potrebbe essere dopo “La fine del lavoro” di Jeremy Rifkin.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

3 pensieri riguardo “La moda dello storytelling”

  1. Non so se è off topic ma anche questa è una favola reinterpretata, ma la più divertente è l’originale.
    “Casualmente ho intravisto un frammento di un poliziesco americano con la classica scena del capo che urla: “Basta così, prendi la tua roba e vattene: sei licenziato”. Un attimo dopo ecco il protagonista con la sua nota scatola cubica di cartone uscire dall’ufficio sotto lo sguardo commiserando dei colleghi…
    Sono andato a dormire con l’interrogativo: Chissà dove prendono quelle scatole così belle e funzionali, che da noi non si trovano?
    Poi sono andato all’Ikea e ho scoperto un’intera isola di scaffali contenenti la novità 2015, speciale per il mercato italiano, le Jobs Act Boxes. 
    Ecco le più semplici, in cartone kraft, le Licenzjat (Euro 0,90), quelle decorate a fiori per le femminucce (Noondat) e quelle a righe per i maschietti, nei colori della squadra del cuore del capo (Kinönsalt). 
    Poi ci sono quelle robustissime, fatte coi rifiuti compressi, che più le usi più durano, le comperi una volta e servono per una vita intera, le Prekarjat (Euro 3,99, oppure 5,99 se hai la tessera Senzafamily). 
    Essenziali e pratiche quelle con i soli quattro fianchi e a cui mancano i fondi, disegnate da Èlsad Fòrnerod, le Esodät. 
    Elegantissime le jobs act boxes rivestite in pelliccia sintetica leopardata, speciali per le dirigenti in carriera che improvvisamente si ritrovano in mezzo a una strada, in due misure (Smöllo e Bâtto). 
    Un intero lato dell’isola espositiva è dedicata alle gamme Kassintegrad in diverse finiture (Bingö, Lőtto, Grātto, Slötto) e Prepensijonad (Tubö, Skavŏo, Pesko, Panċho).
    Sobrie ed efficaci quelle delle gamme Staāt-all e Para-statäal, dotate di doppiofondo fisso o removibile Mazzettha (15% del costo totale), le Preskrïtth e le Rejnteğrad. 
    Un grande scaffale è vuoto, le scatole si sono rotte, o sono esaurite o mai arrivate, c’è solo l’etichetta del nome: Disokküpat”.

    1. l’ultimo scaffale è vuoto perchè i disoccupati sono tanti ? Forse ma anche perchè le scatole erano interessanti. Delle solite dimentioni a trasparenti in modo che tutti vedano cosa c’è all’interno e si possano cogliere aspetti insospettati della persona.
      Un origami ? Una scatola colorata, un grande foglio con scritto CIAO, ed altre cose anche del tipo “VI ODIO TUTTI”, “HO PAURA”, ARRIVEDERCI A TUTTI GLI AMICI SABATO SERA AL SOLITO BAR.”

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