La ristrutturazione

fit ageing, la mente, costruttivismo

Bateson dice che un sistema qualsiasi acquista significato non tanto per gli elementi che lo compongono, quanto per la struttura che li connette. Lasciando intatti gli elementi, possiamo ottenere nuovi significati se riorganizziamo in modo diverso la struttura che li connette, se ristrutturiamo l’insieme.

Ne abbiamo esperienza fin da bambini quando giochiamo alle costruzioni: i pezzi sono sempre gli stessi, ma possiamo strutturarli di volta in volta come archi, come torri, come castelli.

Applicando il concetto alla comunicazione, Watzlawick dice nel suo secondo assioma che la comunicazione è fatta di contenuto (ciò che si dice) e di relazione (come lo si dice). Nel terzo assioma dice che la relazione fra i comunicanti è connessa con la punteggiatura della sequenza, ossia sull’ordine in cui avvengono gli scambi comunicativi.

Se un sistema è disfunzionale, per riportarlo alla funzionalità si può intervenire sui contenuti, sulle relazioni, sulle sequenze. In tal modo si ristruttura il senso e la funzione del sistema.

Lo facciamo fin da bambini, quando veniamo colti in fallo e diciamo: “ho mangiato la marmellata perché credevo che avanzasse”, o “non sono stato io a cominciare, è stato lui”. Anche i peggiori criminali si ristrutturano per autoassolversi. Tipico il caso del fanatico che compie efferati delitti e dice: “Dio lo vuole”.

Umberto Santucci ristrutturato come gorilla. La ristrutturazione è anche alla base del gioco: facciamo finta che tu eri...

Watzlawick porta l’esempio della moglie che brontola perché il marito esce e la lascia a casa, e del marito che esce perché la moglie brontola. La sequenza brontola > esce > brontola > esce non solo tende a continuare all’infinito, ma ad inasprirsi, perché la moglie, visto che il suo brontolio è inefficace, brontola sempre di più, e il marito scappa sempre di più. Ognuno dei due pensa che il suo comportamento sia conseguenza di quello dell’altro, e che sia l’altro ad aver cominciato. Quindi per risolvere il problema bisogna intervenire sulla sequenza. Se per esempio una sera la moglie dice “Come, non sei ancora uscito stasera? Vai pure a divertirti caro, dopo una pesante giornata di lavoro!”, cioè fa qualcosa di diverso da ciò che aveva sempre fatto, il marito resta spiazzato e dice: “mah, in effetti stasera non ho bisogno di uscire”. Il circolo vizioso è rotto, la sequenza è ristrutturata.

Un altro modo di ristrutturare è cambiare il punto di vista, anche di poco. Se ci mettiamo un paio di occhiali, o saliamo un po’ più, su la realtà che ci sta di fronte è sempre la stessa, ma la vediamo in modo diverso. Se per esempio abbiamo timore degli immigrati perché li immaginiamo in agguato all’angolo di una strada buia, possiamo focalizzarci su figure innocue o amichevoli di immigrati, come badanti, artisti, atleti, forze giovani che ci aprono la mente e ci danno nuove energie. Anche un cane che latra ferocemente contro di noi può essere visto come un vigilante che fa il suo mestiere.

La ristrutturazione si trova in molti messaggi persuasivi, come quelli pubblicitari. Pensiamo allo spot sulla carta igienica più lunga delle altre. “Dieci piani di morbidezza” fa più effetto che “trenta metri”. La stessa misura considerata in orizzontale sembra minore che se considerata in verticale.

Umberto Santucci ristrutturato come Marco Aurelio.

Quindi per ristrutturare il significato possiamo agire sulla relazione fra noi, gli altri, il mondo; sulla punteggiatura, ossia sull’ordine in cui consideriamo le cose; sul punto di vista da cui osserviamo e interpretiamo ciò che ci circonda e che ci accade.

Possiamo farci ristrutturare da un altro, o farlo da soli. Venendo alla vecchiaia, possiamo focalizzare sul presente: invece di dire “Non sono più quello di una volta” diremo “oggi è una bella giornata, e mi va proprio di fare una bella passeggiata”. Invece che su ricordi e rimpianti, su progetti: non “ormai non posso più andare in cima al Monte Bianco” ma “posso ancora arrampicare in falesia”. E’ quanto ho fatto io quando il cardiologo mi ha vietato di superare la quota di m. 1200. Dopo il primo sbigottimento per vedermi cancellati tutti gli amati monti, ho preso l’atlante e ho visto tutti i posti in cui avrei potuto svolgere attività alpinistiche al di sotto dei 1200 metri. E ho scoperto che c’è tanta roba che non prendevo in considerazione quando guardavo dai 2000 metri in su. Una tipica ristrutturazione dell’idea della morte avviene quando diciamo “è volato in cielo, ha finito di soffrire, ora è in un posto migliore” invece che “ha tirato le cuoia, ci ha rimesso le penne, è andato agli alberi pizzuti, si è messo il pigiama di legno ed è uscito coi piedi in avanti”.

Per quanto riguarda la sequenza e la punteggiatura, pensiamo alla differenza di significato fra “una vecchia amica” e “un’amica vecchia”. “Veni, vidi, vici” (venni sul luogo, osservai la situazione, vinsi) di Giulio Cesare potrebbe diventare “Vidi, vici, veni” di un playboy (vidi la sua bellezza, la conquistai, ebbi un orgasmo). Il famoso oracolo che la sibilla dava ai giovani in procinto di andare a combattere era “IBIS REDIBIS NON MORIERIS IN BELLO”. Se il soldato tornava, la punteggiatura era “ibis, redibis, non morieris in bello” (andrai, tornerai, non morirai in guerra). Se ci lasciava la pelle la punteggiatura era “ibis, redibis non, morieris in bello” (andrai, non tornerai, morirai in guerra). In ambedue i casi la reputazione della sibilla era salva! E’ proprio il caso di dire che una virgola è questione di vita o di morte!

La ristrutturazione si trova in molte opere d’arte: intrecci teatrali e cinematografici, quadri, in genere opere creative che ci sorprendono perché ci propongono successioni o punti di vista inconsueti. Una delle ristrutturazioni più radicali è stato il passaggio dal geocentrismo tolemaico all’eliocentrismo copernicano.

Un semplice esercizio di ristrutturazione può essere immaginare i più svariati modi di usare una camera d’aria di bicicletta o una bottiglia di acqua minerale.

Un esercizio linguistico è trasformare tutte le forme passive in forme attive, l’astratto in concreto, il negativo in positivo: sono amato > amo, felicità > un bel momento, incapace > alle prime armi.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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