L’algoritmo e lo specchio

Se mi vedo brutto fino a che punto è intelligente incolpare lo  specchio? Se fotografo cose sgradevoli fino a che punto è intelligente incolpare la fotocamera o lo smartphone? Se su Facebook trovo messaggi stupidi e violenti, la colpa è di Facebook?

originalIl professore di filosofia Giuliano Buselli, che ho fra gli amici di facebook, ha pubblicato nella sua bacheca questo bellissimo post, che spiega bene la differenza fra uno strumento e gli usi che se ne fanno.

“PROVA A CAMBIARE LA VOCE CHE LANCI

Anche oggi leggo l’annuncio di un amico fb che intende chiudere il proprio profilo perché, scrive, è un social infestato da “idioti, ignoranti e imbecilli”.
E io perché non li vedo questi idioti? Perché non li noto?

Attraverso fb, per limitarmi alle ultime settimane, ricevo, a 1000 km di distanza, notizie dai miei amici calabresi, sono a conoscenza quotidiana delle iniziative che intraprendono;
sorvolo sui post di denuncia, mi interessa più l’azione che la reazione perché chi è troppo reattivo tende poi ad agire poco, mi interessa ciò che nasce da te non ciò che nasce in te dagli altri.
Attraverso fb comunico con un amico che non ho mai conosciuto dal vivo e che ora si è trasferito a Parigi, mi comunica i suoi studi interessanti sul problem solving e discutiamo di ciò che accade nel mondo.
Attraverso fb vengo a sapere (e vedere) che un parente, che non incontro da decenni, ora che è in pensione, ha il tempo di dedicarsi alla grande passione della sua vita, andare nelle profondità della terra: ciò che a me spaventa genera in lui un entusiasmo giovanile.
Attraverso fb seguo un amico pianista (mai conosciuto dal vivo) che fa concerti in tutta Europa e mi racconta come è cresciuto e come sta andando ora che ha successo.
Attraverso fb vengo a conoscere eccezionali opere d’arte che finora ho ignorato perché appartenenti a culture a noi europei lontane (dipinti giapponesi) o fuori dai circuiti occidentali di mercato (dipinti russi) con i commenti di un amico di rara sensibilità che mi trasmette quasi le sue capacità visive.
Attraverso fb ho conosciuto formatori-imprenditori da cui ho appreso che ciò che io decenni fa ritenevo un’utopia oggi è una realtà, seppur minoritaria.
Attraverso fb vedo ogni giorno persone intente all’opera nelle loro case, studi, uffici: alcuni scrivono poesie senza ritenersi poeti, altri fanno bricolage artistico senza ritenersi artisti, altri semplicemente ti parlano di ciò che amano, di ciò che vorrebbero fare, di ciò a cui aspirano arrivare, vedo e ascolto un mondo in tensione generativa.

Dove sono gli imbecilli, gli idioti, gli ignoranti?

FB E’ COME UN’ ECO, TI RIMANDA INDIETRO LA TUA VOCE.
Alla fine ricevi ciò che hai cercato, ma hai cercato?
Se vedi solo ciò che non ti piace, prova a cambiare la voce che lanci, non aspettare che sia qualcun altro a dirti ciò che ti piace, dillo tu, non aspettare le opere degli altri, inizia tu a coltivare il tuo giardino”.

Se ci limitiamo alla tecnologia, lo strumento che ci rimanda indietro i nostri gusti e le nostre preferenze è l’algoritmo che seleziona le informazioni che appariranno sulla nostra bacheca. E’ un tipo di algoritmo che funziona su tutti gli ambienti sociali e commerciali del web, da Amazon a Google, da Facebook a Netflix. Il ragionamento di base è: “poiché ti è piaciuto questo, ti segnalo quest’altro”. In tal modo nel tempo l’ambiente web che frequentiamo assume le nostre caratteristiche, si adatta a noi, viene coltivato da noi.

Al di fuori del web, la stessa cosa accade con gli ambienti che frequentiamo fisicamente, dal posto di lavoro alla casa, dagli amici al quartiere. In base ai nostri gusti e alle nostre preferenze, nel tempo selezioniamo persone e cose, e tendiamo a circondarci di quello che ci piace di più.

Se ciò che abbiamo intorno non ci piace, ciò dipende dal fatto che ci troviamo in un ambiente effettivamente peggiorato, o che non siamo più capaci di vederne i lati positivi? Tutto quello che vediamo e che sappiamo è una nostra costruzione, è l’elaborazione che la nostra mente fa come reazione alle percezioni che cogliamo nel mondo esterno.

Fin dalla più remota antichità ci serviamo di strumenti per amplificare le nostre scarse facoltà. Ma tutti gli strumenti possono essere usati per costruire o per distruggere, per aiutare gli altri o per sopraffarli, per avvantaggiarci o danneggiarci. Gli strumenti perciò non sono responsabili dell’uso che ne facciamo. I responsabili siamo noi.

Gli strumenti sono sia attrezzi (tool) sia interfacce (media): la forchetta serve per infilzare un pezzo di cibo solido, ed è l’interfaccia fra me e la pietanza che ho nel piatto. Se uso la forchetta con un piatto di minestra, o se la conficco nella mano del vicino, non posso incolpare la forchetta. Perché allora lo faccio con Facebook?

Ma gli strumenti sono sempre neutri e incolpevoli, o sono capaci di influenzare o addirittura determinare i comportamenti di chi li usa?

Sushi roll and chopsticksChi tiene in mano una pistola è indotto a comportamenti diversi rispetto a chi tiene in mano un ramoscello d’ulivo. Forchetta e coltello stabiliscono un rapporto diverso con il cibo, rispetto alle bacchette asiatiche. Nella musica è addirittura lo strumento a qualificare l’esecutore: un violinista, un chitarrista. Per Mc Luhan il medium è il messaggio, nel senso che un mezzo di comunicazione di massa come la tv trasforma tutto in tv, dalla commedia alla tragedia. Mi pare però che se il concetto era corretto a proposito di un medium di massa e a senso unico, non è altrettanto applicabile a media che agiscono per cerchie più o meno limitate e in modo interattivo. Se con la tv potevamo solo assistere ad un programma in una certa ora senza poter intervenire, in un social abbiamo la nostra bacheca o la nostra pagina dove siamo noi a scrivere e pubblicare ciò che vogliamo, a selezionare amici e gruppi creandoci le nostre cerchie, a gradire o ignorare messaggi che ci vengono inviati dalla piattaforma, in modo da orientare l’algoritmo per ciò che ci presenterà in futuro. Quindi se il tg di Rai1 è uguale per tutti, le notizie che arrivano sulla mia bacheca Facebook o Linkedin sono inerenti ai miei gusti e alla mia cultura.

Dunque, le piattaforme social sono del tutto innocenti?

Non proprio. Algoritmi, filtri, criteri di censura obbediscono a paradigmi e poteri che esulano dalle nostre sfere di influenza, e li subiamo senza poterci fare nulla. Però possiamo sempre considerarli come ecosistemi: noi dobbiamo adattarci ad essi per viverci, ma facendolo trasformiamo il nostro ambiente più prossimo e lo rendiamo più adatto alla nostra sopravvivenza. Questo però non avviene solo nei social web, avviene anche nella vita reale.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

4 pensieri riguardo “L’algoritmo e lo specchio”

  1. Una riflessione interessante. Il dilemma che da anni anima le discussioni intorno alla tecnologia e al suo uso, o meglio se la tecnologia è essa stessa a determinare l’uso. L’energia atomica e l’acme di questo dibattito. Secondo me difficilmente risolvibile in un senso o nell’altro.
    Leggo sempre con molto interesse le sue riflessioni e le condivido spesso con persone che credo possano trovarle interessanti

  2. Interessante riflessione, mi viene da sottolineare l’importanza dell’ecosistema dove ognuno di noi vive e si crea. Il vivere bene o il vivere male il proprio ambiente ha un origine interna ad ognuno di noi, basata sui drammi e le ferite che ci sono e sul modo che un individuo cerca e pensa di risolvere.

  3. Beh no.E’ semplicistico.Parlare su facebook con persone di successo nulla dice della qualita’ emotiva del contatto.Facebook e’ una gran cagata perche’ mancano le emozioni visibili sul volto di una persona,mancano i toni,manca il tatto e si sposta tutta la relazione su un piano surreale.Chi ha tratti narcisistici probabilmente non notera’ di interagire con uno schermo che bypassa una persona ma chi e’ un emozionale lo trova un tipo di contatto demenziale.Veniamo al ragionamento della reazione.Questa e’ una vecchia idea dei nostri amici buddisti che mirano all’annichilimento dell’Io come forma suprema di Amore.Se Io esprimo cosa penso e ho una reazione violenta da parte dell’altro,e’ sciocco pensare che io sia in contatto con cosa abbia proiettato.E’ molto probabile che l’altro in assenza di rappresentazione si percepisca aggredito e ti aggredisca senza alcun motivo logico.Questa idea della Proiezione nasce da un ambiente filosofico che conosco e non mi piace.L’Amore e’ conditio sine qua non di un Vivente.Senza Amore Tu nn sei niente.Fatta questa premessa essenziale quella persona che chiama stupide le persone su facebook probabilmente voleva dire paranoiche.Il Paranoico molesta percependosi molestato,aggredisce sentendosi aggredito,svaluta sententosi svalutato.Quando l’altro ha caratteristiche narcisistiche e o paranoiche spesso trova spazio nei social network.Quel poverino molto probabilmente ha ricevuto tanta proiezione e si e’ stancato.E’ interessante invece cogliere il ciclo di allarme di chi ha scritto questa pagina.Lui si che sa incrociare persone molto in gamba e sa dialogare con persone speciali e belle.In sostanza e’ un modo indiretto per dire Colpa Tua.Io invece so leggere molto bene il ciclo di allarme e posso dire con assoluta chiarezza che e’ una stronzata.Quella persona ha giustamente denunciato un modo di comunicare alienante e molto pericoloso per la psiche umana.

    1. Approvo il commento per lasciare spazio a voci consenzienti e dissenzienti. Deploro l’uso di giudizi espressi in forma brutale (cagata, stronzatas, ecc.). Per ciò che manca al medium Facebook, un medium come il libro è molto più carente, ma per millenni è stato integrato dall’immaginazione del lettore.

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