L’autoinganno

fit ageing, la mente, costruttivismo

L’autoinganno è la capacità, insita in noi, di vedere le cose dal nostro punto di vista, di raccontarci delle storie, di crearci una nostra realtà che ci ostiniamo a difendere anche se i fatti ci smentiscono. Ma se ci sappiamo ingannare così bene su cose negative, non potremmo cercare di autoingannarci su cose positive?

Come ci insegnano Watzlawick e i costruttivisti, la realtà “reale” non esiste, o se esiste non la possiamo conoscere così com’è, al di là degli occhiali attraverso cui la guardiamo. Tutto quello che pensiamo, conosciamo, proviamo, è frutto di un autoinganno. Siamo noi che vediamo le cose in un certo modo. Altri, pur essendo simili a noi, vedono le stesse cose in modo diverso.

Noi siamo portati a credere che la nostra realtà sia quella vera, e pensiamo che chi la pensa diversamente sia stupido o cattivo. Basti pensare a quello che Don Chisciotte vedeva nei mulini a vento o in Dulcinea, o che un razzista vede in una persona di colore.

L’autoinganno è così radicato in noi che non ce ne accorgiamo, e reagiamo con sorpresa quando qualcuno ci strappa il velo e ci mostra una realtà tutta diversa. Se poi dalle esperienze concrete passiamo ai concetti astratti, l’autoinganno la fa da padrone. Che cos’è l’amore? E la famiglia? E la giovinezza?

Come mi vedo quando mi sento giù di corda? Come vedo mia moglie? Vedo prima il suo sorriso e la luce dei suoi occhi, o le rughe che il tempo ha pazientemente scavato sul suo volto?

Madam Kataria, il maestro indiano dello yoga della risata, fa fare ai praticanti un esercizio basato su una specie di risata artificiale. Lui sostiene che il cervello reagisce comunque in modo positivo alla voce e al respirto che mimano la risata, e si mette di buon umore. Io ho provato, ed è vero!

Se tutte le nostre pene sono autoinganni, non sarebbe meglio imparare ad ingannarci in modo più funzionale? Non si tratta di mettersi i paraocchi, ma di provare a spostare anche di poco il punto di vista, per veder sbucare una vetta assolata oltre la foresta buia.

Per farlo, possiamo ricorrere a varie tecniche, come la profezia che si autoavvera o la ristrutturazione.

Possiamo farlo da soli o farci aiutare da altri. L’importante è che allentiamo la presa sull’autoinganno abituale a cui siamo tanto affezionati, cercare di togliere la maschera tragica e provare ad indossare quella un po’ più allegra.

Lo stesso bicchiere può sempre essere mezzo pieno e mezzo vuoto.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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