Problem solving strategico

Il problem solving strategico è un modello di psicoterapia breve e soluzione di problemi di comunicazione e di relazione fra persone e organizzazioni.

E’ stato elaborato nel Mental Research Institute di Palo Alto, la celebre scuola di Bateson, Watzlawick, Weakland, Beavin e altri. In Italia è stato introdotto e ulteriormente perfezionato da Giorgio Nardone nel Centro di Terapia Strategica di Arezzo.

Il modello terapeutico è risultato utile non solo per risolvere complicati casi clinici come dipendenze ossessivo/compulsive, disordini alimentari, schizofrenia, fobie, ma per affrontare con successo anche normali processi di comunicazione, di relazione fra persone, di organizzazione del lavoro e dei rapporti sociali.

Non a caso il libro “Pragmatica della comunicazione umana”, uscito dalla ricerca di Watzlawick e dei suoi colleghi del MRI, fin dagli anni ’70 del secolo scorso è stato considerato uno dei cardini della moderna teoria della comunicazione, dalla comunicazione fra persone fino alla comunicazione persuasiva del linguaggio pubblicitario.

Il modello è alla base della nostra consulenza, per la sua semplicità e la sua efficacia. Insieme con il cliente, si cerca di definire il suo problema: sfiducia? depressione? paura del futuro? senso di fragilità e frustrazione? difficoltà di capire i giovani?

Una volta definito il problema si analizzano le tentate soluzioni, ossia tutto ciò che il cliente ha fatto finora, e che invece di risolvere il problema lo ha lasciato così com’era o addirittura lo ha aggravato.

Quindi si chiede al cliente se ci sono state eccezioni, se qualche volta invece di reagire nel solito modo ha fatto qualcosa di diverso. Se ci sono state si lavora su quelle per potenziarle. In tal modo si usano le risorse che il cliente già possiede ed è stato capace di usare.

Se non ci sono state eccezioni, si chiede al cliente come potrebbe fare per peggiorare la situazione. Con questo stratagemma, che per l’arte militare cinese è “aggiungere legna per spegnere il fuoco”, si aiuta il cliente a scoprire quali sono i suoi comportamenti che peggiorano la situazione.

Quindi si propone al cliente un gioco: se arrivasse un potentissimo mago che per incanto avesse risolto il problema, la situazione come sarebbe? Il cliente viene aiutato a immaginare in concreto e con ricchezza di particolari come sarebbe lui stesso, le persone con cui tratta, l’ambiente in cui vive, se tutto fosse risolto. Così facendo si comincia a radicare nella sua mente una visione positiva del problema.

Infine, sempre insieme con il cliente, si crea una scala di una decina di gradini, che dalla situazione miracolosa del problema completamente risolto, scende giù man mano fino alla situazione attuale. A questo punto si prescrive al cliente di attuare quanto egli stesso ha collocato nel gradino più basso della scala, e si attiva un processo virtuoso che introdurrà un cambiamento nel comportamento del cliente e lo porterà rapidamente a risolvere il suo problema.

Nel colloquio di consulenza si usa il dialogo strategico, una forma di dialogo persuasivo che man mano elimina le direzioni non funzionali per puntare al risultato desiderato.

Per agevolare la persuasione si usano 13 stratagemmi tratti dall’arte militare cinese.

Questo trattamento può limitarsi ad una giornata per rendersi conto di ciò che si può fare e per avviare un processo di cambiamento, o estendersi in una decina di incontri da tenere ogni mese, in modo da creare un percorso che porti alla reale soluzione del problema.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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