Problema: i vicini protestano perché fa rumore. Soluzione: il “Jardin des sculptures de la Duhys”.

dhuysJacques Serviéres,  scultore francese di rinomanza regionale, lavora nel suo giardino a Chessy, ma i vicini protestano per il continuo rumore di trapani e scalpelli. Allora lui esce dal giardino e se ne va a bordo di Marna, dove ci sono tanti blocchi di pietra abbandonati. Comincia a lavorare lì, e dopo 20 anni oggi c’è un suggestivo giardino con 40 sculture monumentali che rappresentano un’attrattiva e una piacevole pausa lungo il cammino della Grande Randonnée.

Che fare se ogni volta che ci si mette a lavorare i vicini si lamentano per il rumore? Come alleviare la fatica di trasportare pietre da scolpire nel proprio giardino? Un po’ di pensiero laterale e di cambio di punto di vista apre le porte ad una soluzione originale e fantasiosa: il Jardin des Sculptures de la Dhuys.

Innanzitutto bisogna definire il problema. Apparentemente il problema sarebbe: come scolpire senza che i vicini protestino? Finché si resta chiusi nel giardino la soluzione non c’è. Se però si esce dal solito recinto e si va in giro, nei dintorni lungo il bordo della Marna dove c’è una gran quantità di pietra abbandonata, addirittura in Cambogia fra i monumenti di Angkor, e si mettono insieme le cose, si capisce che il problema è il giardino, non la scultura, e che si può tranquillamente scolpire fuori dal proprio giardino.

20160511_110146Nel tratto di lungo-fiume in cui il percorso pedonale si innesta sull’antica via di Meaux, c’è un campo di grano con mucchi di rovine dell’acquedotto della Dhuys, un piccolo affluente della Marna, che agli inizi del ‘900 portava l’acqua a Parigi, e ora rifornisce soprattutto la Val d’Europe e la zona di Disneyland Resort Paris. In quel punto c’era un viadotto che attraversava il fiume, ma che fu distrutto nel 1939 dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. Successivamente l’acquedotto è stato ripristinato eliminando le opere in altezza e interrando tutte le condotte, per cui i blocchi di calcare sono rimasti inutilizzati fino al 1986, anno in cui Jacques Serviéres ha deciso di iniziare la sua avventura di scultura en plein air. D’accordo con il comune di Chessy, ha cominciato a lavorare in tutta libertà tutti i mercoledì, sabati e domeniche, dopo aver svolto la sua attività di insegnante per bambini difficili, dando libero sfogo alla sua fantasia e ai ricordi dei templi di Angkor. Pian piano sono sorte statue di donne, uomini, bambini, animali, che nel tempo sono diventate più semplici e astratte e hanno popolato lo spiazzo e il sentiero.

20160511_105329Serviéres si è dato il ritmo di due gruppi scultorei all’anno, e continua tuttora a lavorare alla sua impresa, ormai considerata ufficialmente fra le attrattive della zona.

E’ tutto aperto, tutto gratuito, in una cultura del riciclo e del riuso dove perfino i resti delle strutture tecniche dell’acquedotto, contornati dalle statue, assumono una dignità monumentale.

Ci si arriva in auto da Chessy, o a piedi o in bici da Lagny sur Marne, percorrendo tutto il sentiero che fa parte della Grande Randonnée, la rete di sentieri che si estende tra Francia, Belgio, Paesi Bassi e Spagna. Per il camminatore è una sorprendente emozione trovarsi all’improvviso in un mondo di sogni pietrificati, generosamente offerto da un sognatore-scultore.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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