Scientific management

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L’organizzazione scientifica del lavoro proposta da Taylor, applicata da Ford, ripresa da altri teorici dell’organizzazione come Drucker e Porter,  delinea un tipo di management orientato al controllo e comando e ad una autorità di tipo militare. Lo Scientific Management nasce con Adam Smith e la rivoluzione industriale inglese. Ha avuto il merito di rappresentare un punto di vista peculiare, teorizzando la produzione in serie, la standardizzazione, la specializzazione del lavoro e delle mansioni. Ha lo scopo di aumentare la quantità dei prodotti da vendere al mercato di massa, e dei profitti derivanti. Il comando è centralizzato e controlla i processi di produzione, per ottenere i risultati massimi nel tempo minimo, ridurre le diversità dei prodotti, deresponsabilizzare il personale da fini e risultati finali, per concentrarlo sulla produzione del singolo componente, a scapito delle relazioni con gli altri lavoratori.

Il management scientifico si basa sulla divisione del lavoro, la misurazione di tempi e  poduzione, la formazione dei manager e dei lavoratori al modo migliore di fare le cose.
Il management scientifico si basa sulla divisione del lavoro, la misurazione di tempi e produzione, la formazione dei manager e dei lavoratori al modo migliore di fare le cose.

Il modello organizzativo è chiuso, con forte capacità di previsione e approccio lineare e sequenziale del processo decisionale, bene espresso dalla pianificazione con diagrammi di Gantt. La comunicazione è verticale, dall’alto verso il basso, per silos aziendali. Le tecnologie privilegiano la produzione standard di grandi quantità dello stesso prodotto, trascurando deviazioni e modifiche, perché le soluzioni ritenute più efficienti tendono ad essere conservate il più a lungo possibile.

Il management scientifico oggi tende ad essere superato nelle imprese basate sulla qualità e l’innovazione, sull’ascolto degli stakeholder e la responsabilità sociale.