Segnali deboli di cambiamento crescono: gli studenti han capito Servizio Pubblico, i cittadini si informano a modo loro.

Una “lettera al direttore” del Fatto Quotidiano e un articolo sul blog di una persona che stimo: due brevi letture aprono in me uno spiraglio di speranza per quanto riguarda il futuro  della comunicazione, dell’informazione, della formazione delle opinioni di giovani e giovanissimi che, se crescono così, sicuramente sapranno fare meglio di noi e realizzeranno una rivoluzione tanto silenziosa quanto radicale.

La prima è una lettura “giovane” della puntata di Servizio Pubblico con B., narrata nella bella lettera che una professoressa ha scritto al Fatto Quotidiano, pubblicata nel numero del 23 gennaio 2013. La trascrivo in modo integrale perché le considerazioni in essa contenute ci rendono sensibili a microsegnali che fanno ben sperare per il nostro futuro, e che impongono cambiamenti di strategia e di tattiche nella comunicazione attraverso vecchi e nuovi media.

Ecco la lettera:

“I giovani delle classi IV e V superiori sono un’esatta cartina di tornasole dei cambiamenti di mentalità generazionale. Tre anni fa, ascoltandoli, era chiaro che fossero imbevuti di spot leghisti e di false notizie e che avrebbero contribuito al successo berlusconiano. Quei giovani fanno parte della generazione da poco uscita dalla maturità superiore. I ragazzi di 17/18 anni di oggi dimostrano una mentalità completamente diversa: sono più informati e ricercano l’informazione; in classe chiedono agli insegnanti di spiegare loro alcuni contenuti programmatici di questo o quel partito; vogliono andare alle prossime elezioni preparati.

L’altro giorno, in una quarta superiore, gli stessi alunni hanno voluto parlare di Servizio Pubblico che i tre quarti della classe aveva visto. Era opinione di tutti, e dico di tutti, che Berlusconi avesse fatto una pessima figura e fosse stato sbugiardato; anzi, una studentessa mi riferì che la nonna, elettrice del Pdl, dopo la puntata di Servizio Pubblico era entrata in casa dei nipoti gridando che mai più avrebbe votato Berlusconi. Al che una studentessa che non aveva visto la puntata, mi chiese il perché, allora, tutti i giornali parlassero di grande performance televisiva dell’ex premier e la discussione andò, inevitabilmente, su quel 61esimo posto che l’Italia detiene in quanto a informazione libera.

Ma a cosa è dovuto questo cambiamento di mentalità e tale voglia di consapevolezza civica presso i giovani? Senz’altro, a mio avviso, alla stessa crisi: le famiglie, messe in ginocchio, parlano arrabbiate, in casa, di chi le ha ridotte così. In secondo luogo c’è l’opera informativa che molti insegnanti in tutta Italia hanno silenziosamente compiuto nelle classi. Informazione, non politicizzazione, come spesso si vuol far credere all’opinione pubblica: si chiariscono i Fatti evitando le opinioni che devono crescere da sè, con il dibattito in classe. Un lavorìo partito senza che vi fosse un progetto prestabilito e una comunicazione tra gli insegnati d’Italia e iniziato con gli allora studenti di 14 anni che ora sta dando i suoi frutti.

Quei ragazzi hanno visto Servizio Pubblico e giudicato Berlusconi un bugiardo. Una studentessa ha confermato involontariamente queste mie tesi: “Professoressa, guardi che i ragazzi oggi sono molto più informati, sa?”. I vari analisti e giornalisti non si stanno accorgendo di questo Tsunami: questa nuova generazione sarà, a mio avviso, in gran parte, quella che voterà con coscienza e farà ripartire l’Italia.

Un augurio affinché il vostro lavoro continui.

Barbara Cinel”

 Io interpreto il cambiamento di questi nostri giovani come un fenomeno derivato dalla loro familiarità con i nuovi media, dai videogiochi a computer, smartphone, tavolette, social network, blog. I videogiochi allenano a valutare una situazione sconosciuta in modo rapido, prendere decisioni, agire, scoprire le regole man mano che si gioca. Questo atteggiamento euristico e vigile diventa un comportamento spontaneo anche quando dai videogiochi si passa a frequentare una rete sociale, scrivendo, leggendo, linkando, creando una propria rete informativa da condividere con le proprie cerchie. E fatalmente questo atteggiamento resta attivo anche di fronte ai media tradizionali, modificandone drasticamente la percezione, e un po’ più alla lunga incide anche sul comportamento delle classi dirigenti (politici, amministratori, esponenti della società civile, opinion leader, influenti).

Lo testimonia l’uso crescente del fact check, ossia il controllo immediato della veridicità di dati e dichiarazioni di personaggi che parlano in tv, che viene fatto sia dietro le quinte di una trasmissione radiotelevisiva, sia dal basso, con il telespettatore che controlla ciò che ascolta con ricerche web e ne discute su twitter in tempo reale.

Ne parla con il consueto acume Sergio Di Cori Modigliani sul suo blog, ripreso dal blog di Grillo: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/01/trionfano-il-web-e-i-social-networks.html

L’articolo, intitolato “Trionfano il web e i social networks che si abbattono come una mannaia sui partiti politici”, osserva come il rimbalzare di notizie, racconti, commenti che si intrecciano nelle micro e macroreti web aggiunge o toglie credibilità ai personaggi pubblici, e costringe loro malgrado i leader politici a rimettere al centro la questione morale e a mettere da parte gli impresentabili e gli improponibili. Ecco il ragionamento chiave dell’articolo:

“Ciò che non è riuscito ai magistrati, alle forze dell’ordine, ai comitati civici, a gruppi coraggiosi di locali organizzati, ebbene, è riuscito a tutti noi.

A nostra insaputa.

Perché (e questa è la grande notizia) è accaduto, è avvenuto, sta accadendo in queste ore in cui si arrampicano sugli specchi per metterci una toppa, ma ormai per loro è troppo tardi. LI STIAMO MANDANDO A CASA FINALMENTE.

Ed è soltanto l’inizio.

E’ grazie a noi tutti internauti –nessuno escluso- ai bloggers, agli urlatori, ai disperati solitari chiusi nelle proprie tane del dissenso, ai feisbucchiani logorroici, agli spietati accusatori di un modello di vita che sa di morte, è grazie al web se tutto ciò sta accadendo.”

Piccole onde che torneranno nella bonaccia apatica, o produrranno un maremoto purificatore? Ai posteri l’ardua sentenza!

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

Un pensiero riguardo “Segnali deboli di cambiamento crescono: gli studenti han capito Servizio Pubblico, i cittadini si informano a modo loro.”

  1. continuo a chiedermi se di colpo sparisse dalla scena pubblica Berlusconi tutte quelle persone (giornalisti, commentatori politici, comici, scrittori di libri etc, di che cavolo vivrebbero?

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