Sensazioni di base

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Sensazioni ed emozioni, al di là e spesso in contrasto con la ragione e la volontà, ci spingono a fare, ad andare, a prendere, oppure ci frenano, ci impediscono di fare, di andare, di prendere o di lasciare. Quante volte abbiasmo sentito dire, o ci siamo detti, “non ci posso fare nulla, è più forte di me”; “vorrei tanto, ce la metto tutta, ma quando mi trovo al dunque, torno sempre a fare come prima”.Tutto ciò accade con i famosi buoni propositi: fare ginnastica, mangiare di meno, smettere di fumare. Oppure con timori. Come riconoscere le sensazioni fondamentali? Come gestirle? Come superarle?

Il groviglio di sentimenti, passioni, emozioni, antipatie e simpatie, si può ridurre a quattro sensazioni di base: paura, rabbia, dolore e piacere.

Esse agiscono indipendentemente, o si combinano fra loro. Per esempio la combinazione di dolore e piacere porta al sadomasochismo. Quella fra il piacere e la paura il gusto che si prova nel vedere i film dell’orrore. Si può avere paura del dolore, o rabbia perché non si riesce a dominare la paura. O dolore per la perdita o la diminuzione del piacere.

Oppure possono agire con un gamma di intensità che va da comportamenti superficiali e passeggeri fino a gravi limitazioni. Per esempio si può essere un po’ timorosi di fronte ad un cane, e pure essere capaci di affrontarlo o di giocarci. O invece possiamo provare un vero e proprio terrore che ci paralizza e ci spinge a chiuderci in una stanza per evitare qualsiasi contatto.

Ma vediamo le quattro sensazioni di base una per una.

Paura

La paura porta a fuggire, ad evitare. Oppure paralizza. Nasce dala sensazione di abbandono che si provava fin nei primi mesi di vita quando la mamma ci metteva nella culla e spegneva la luce per farci dormire. Avremmo rirovato la nostra mamma al risveglio? E le cose scomparse nel buio? Fin da piccoli la paura del buio e dell’ignoto ci attanagliano e ci paralizzano. Solo un affettuoso sostegno di ci ci sta intorno ci aiuta a superare questa paura, e ad affrontare con un robusto equilibrio tutto ciò che ci capiterà nella vita.

Bisogna distinguere fra paura e stress. Lo stress è salutare, e ci aiuta a stare attenti ai pericoli esterni. Però deve intervenire solo quando arriva una minaccia esterna. Se lo stress è autoindotto, o se diventa troppo invadente, sfocia nella paura e invece di renderci più reattivi ci paralizza.

La paura si presenta all’anziano in molti modi diversi: paura del futuro, del degrado fisico e psichico, della povertà, della malattia, della morte, della solitudine, della noia.

Come si riconosce la paura? Dall’evitamento. Se di fronte ad una situazione mi fermo, aspetto, fuggo, evito di entrarci, evidentemente ne ho paura. Posso evitare di uscire, di viaggiare, di prendere l’aereo, di parlare con una persona, di mostrarmi in pubblico.

Come si gestisce la paura? Con una paura più forte. Se sono vittima della paura, è inutile dirmi che devo avere coraggio. Sono naturalmente inclinato verso la paura.

E allora l’unica molla che mi spingerà sarà una paura più forte. Se ho paura di prendere decisioni, mi spingerà a farlo solo la paura di perdere il posto.

Rabbia

La rabbia porta ad aggredire, ad attaccare, ad insistere su qualcosa o qualcuno per demolirne le resistenze. Proviene dalla frustrazione del bambino quando si sente impotente di fronte a persone più grandi e più forti, che invece di aiutarlo e proteggerlo lo mettono in crisi. La rabbia è una sensazione che cerca di rimettere a posto le cose, di renderci più feroci delle belve che ci minacciano.

La capacità di emozionarsi, di indignarsi, di reagire di fronte ad una provocazione o ad una minaccia, sono sentimenti utili al nostro rapporto con gli altri e con la società. Altra cosa è la rabbia, l’omerica “ira funesta” che ci annebbia la mente e i spinge a fare cose di cui poi ci pentiremo.

Per quanto l’anziano dovrebbe essere più distaccato e più saggio, e quindi anche meno irascibile. capita che con l’andare avanti negli anni si conquistino alcune virtù, ma si accentuino anche alcuni vizi, o quanto meno alcuni aspetti del carattere. L’anziano dovrebbe osservare i suoi stati di indignazione, di irritazione e di insofferenza, per stare meglio con se stesso e con gli altri, e per non maltrattare il cuore, che spesso non sta in buone condizioni.

Se uno è irascibile è inutile dirgli che deve stare calmo. E’ come un fiume in piena. Più si mettono argini, più l’onda di piena sarà travolgente. La rabbia si gestisce facendola defluire per toglierle forza.

Dolore

Il dolore ci porta a chiuderci, a diventare insensibili, e ci distrugge dal di dentro. In epoche precedenti è stato mitizzato e caricato di valori spirituali per crescere, fortificarsi, espiare colpe. La stessa religione cristiana ha un simbolo di dolore in un uomo torturato e morente sulla croce. Per lui una croce reale, per il fedele una croe simbolica che lo induca a sopportare tutti i dolori che gli capiteranno.

La nostra cultura rifiuta concettualmente il dolore, e cerca di trattarlo come una qualsiasi altra infermità. Tuttavia il dolore è un prezioso campanello d’allarme che ci segnala che qualcosa non va. Quindi non va né cercato né temuto, ma osservato come sintomo per poter curare il male che lo ha causato.

Il dolore si presenta spesso nella vita dell’anziano, sia come fastidio fisico, sia come sofferenza psichica. Perdita di propri cari, naufragi di ideali e di speranze, delusioni, sconfitte e sfortune si mischiano con dolori reumatici, articolari, cardiaci, e contribuiscono a dipingere la vecchiaia come una stagione grigia e cupa, degno preludio al buio della morte.

Per vincere il dolore ci si deve passare attraverso, in modo da affrontarne una quantità sopportabile. Più si cerca di evitarlo, fuggendo, chiedendo aiuto a persone o a medicinali, più se ne diventa dipendenti. Invece siamo noi a gestirlo, ad ascoltarne i segnali per prendere i provvedimenti più opportuni.

Piacere

Il piacere è una potentissima molla che ci spinge a fare, a provare cose nuove, a sfidare la sorte e l’ignoto, a conoscere persone. Tutti e cinque i sensi ci fanno provare piacere, e ci guidano a procurarci cose e situazioni favorevoli, e ad evitare ciò che ci fa soffrire o ci dà fastidio.

Anche il piacere però va osservato e gestito con equilibrio, perché è una sensazione relativa alle altre sensazioni fondamentali. Non esiste nulla di piacevole in senso assoluto, ma sempre in relazione con lo stato in cui ci si trova prima e dopo. Un bicchiere d’acqua fresca dopo una camminata sotto il sole sarà molto piacevole, ma se si continua a bere il piacere sarà sempre meno, e se fossimo costretti a bere il decimo bicchiere d’acqua non sarebbe più un piacere, ma qualcosa di insopportabile.

Perciò i saggi di ogni tempo e di ogni cultura ci hanno messo in guardia dalla ricerca del piacere fine a se stesso, relegandolo in improbabili paradisi al di là della vita terrena.

Anche il piacere quindi non va né troppo cercato né troppo temuto, ma vissuto con serenità e osservato per goderselo senza avidità, senza rammarichi o sensi di colpa.

Il piacere è solitamente legato alla giovinezza, e si riduce man mano che si va avanti negli anni. La vecchiaia è un’età triste e noiosa, priva di piaceri che si possono solo rimpiangere con nostalgia, a volte con rabbia. Poesie, canzoni, romanzi e film hanno ribadito questa concezione, portando a vivere in modo schizofrenico una gioventù in cui ci si deve per forza divertire e una vecchiaia in cui si sonnecchia su una panchina.

Ma è proprio così? L’anziano ha a disposizione moltissimi piaceri: leggere, scrivere, parlare, viaggiare, gustare cibi e bevande, fare nuove amicizie, aiutare qualcuno con la propria esperienza, imparare cose nuove, fare sport. In più può essere meno competitivo, perché non ha più molto da dimostrare a se stesso o agli altri, e dovrebbe aver superato le pene d’amore, quindi è nelle condizioni migliori per godersi la vita.

Quindi il nostro impegno sarà vivere nel modo più piacevole che ci possiamo permettere, gustando e assaporando ciò che stiamo vivendo, momento per momento, senza pensare troppo né al passato né al futuro.

Ma quando dobbiamo limitare il piacere di mangiare o di bere? Anche in questo caso i buoni consigli e il freno della ragone servono a poco. Se ci si proibisce un piacere, diventa irresistibile. Se ce lo concediamo, possiamo controllarlo. Anche in questo la saggezza della tarda età dovrebbe venirci in aiuto.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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