Smart working: inferno o paradiso?

Il nuovo modo di lavorare, sempre più precario e sbriciolato, sempre più marginale rispetto ai processi produttivi automatizzati, richiede una nuova mentalità, nuove competenze, e pone nuovi problemi ai giovani, ai disoccupati, ai manager e datori di lavoro, agli amministratori e ai governanti.

Ho dedicato tutto il 2017 allo studio dei nuovi modi di lavorare e di procacciarsi i mezzi per sopravvivere, e ho sintetizzato letture, discussioni e riflessioni in due libri per la collana “12 passi” che Franco Angeli Editore pubblica insieme con Skilla, il brand di Amicucci Formazione.

Dodici passi per fare smart working. Diventando un vero smart worker è uscito verso la fine del 2017 e questa è la sua scheda editoriale:

https://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.aspx?ID=24483

E’ dedicato a chi vuole entrare nel mondo del lavoro attrezzandosi per affrontare i nuovi scenari, e a chi vuole cambiare il proprio modo di lavorare per rendersi più competitivo e integrabile con robot intelligenti.

Dodici passi per fare smart working. Come rendere smart la propria impresa è in stampa e uscirà nei prossimi mesi. E’ dedicato a manager, imprenditori, amministratori, decisori che vogliano riorganizzare la propria azienda in previsione dei cambiamenti generati dal progresso tecnologico.

Ambedue i libri accanto alla versione cartacea hanno le versioni pdf ed epub per la lettura su computer e tablet.

I libri fanno parte della collana di autoformazione “12 passi per…” che sto curando con libri che in parte rielaborano e aggiornano materiali, metodi e strumenti elaborati in più di trent’anni di collaborazione con Amicucci Formazione, che dal 2011 ha creato Skilla, al tempo stesso brand e metodo di formazione blended dalle soluzioni innovative e personalizzate sulle esigenze dei clienti.

I concetti fondamentali sui nuovi scenari del lavoro sono questi:

  • le macchine faranno sempre di più i lavori che facevano gli uomini, oltre a fare lavori che gli uomini non facevano;
  • i profitti generati da queste macchine vanno in tasca a pochi soggetti mentre tutto il resto dell’umanità diventa sempre più povero.

Quindi i problemi emergenti sono:

  • disoccupazione e sottoccupazione,
  • distribuzione delle ricchezze.

La disoccupazione non ha soluzioni, perché col progresso tecnologico aumenterà, fino al punto in cui l’intelligenza dei computer supererà quella umana e non saremo neppure in grado di comprendere i cambiamenti in corso, il modo in cui le macchine lavoreranno, le ragioni per cui faranno certe cose.

le tre B dello smart working: brick, behaviour, byte
le tre B dello smart working: brick, behaviour, byte

Quindi si può e si deve intervenire sulla distribuzione delle ricchezze. A questo devono lavorare legislatori e decisori, che per la globalità delle nuove tecnologie non possono limitarsi al loro territorio, ma devono agire a livello altrettanto globale. La pressione fiscale non basta, va combinata con politiche nuove di investimento su energie rinnovabili, ambiente, mobilità, energia, qualità di vita.

Imprenditori e manager possono ristrutturare le loro aziende in modo da armonizzare i tre elementi dello smart working: i byte, l’informazione, le tecnologie hardware e software; i brick, i mattoni, la ristrutturazione degli edifici, dei percorsi, dei quartieri; i behaviour, i comportamenti che vanno da una nuova leadership a nuovi modi di collaborazione responsabile e autoregolata.

I lavoratori devono prepararsi a lavorare accanto alle macchine e ai sistemi intelligenti, lasciando ad essi le cose che sanno fare meglio, e concentrandosi su ciò che ancora fanno meglio, come la relazione fra le persone, i rapporti di aiuto e consulenza, il problem solving.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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