Strategie di cambiamento

problem solving

Se cambi, risolvi. Se risolvi, cambi.

Il problema è qualcosa che persiste anche quando vorremmo che non ci fosse più. Se però resta lì, significa che stiamo facendo le cose come le facevamo prima, che non abbiamo operato nessun cambiamento nel nostro modo di affrontare quel problema.

Senza intraprendere tentativi di soluzione che spesso sono molto più complicati del problema, basta cambiare anche una sola cosa perché si produca un effetto moltiplicatore che agisce su tutto il sistema. Se cambi, risolvi.

Man mano che il cambiamento agisce come una reazione a catena, il problema si risolve. Ma quando è risolto, saremo cambiati. Se risolvi, cambi.

L’immagine con cui mi piace visualizzare il problem solving è un cristallo di neve che si scongela, diventa vegetale, fa sbocciare un fiore di loto. E’ il cambiamento dalla fredda e sterile rigidità del cristallo alla tenera bellezza del fiore che simboleggia la coscienza di sé.

Qualsiasi soluzione, pensiero, azione, comportamento, atteggiamento, funziona se siamo capaci di entrare in esso e ad uscirne quando vogliamo. Se invece restiamo intrappolati in esso, diventa disfunzionale, fino alla patologia. Se posso decidere di fare o non fare qualcosa, il problema non c’è. Se non posso più decidere di uscire, o non voglio uscire perché il mio comportamento mi sembra giusto anche se non produce risultati soddisfacenti, ho un problema.

Se la trappola è una gabbietta con sbarre leggere, posso uscirne da solo, puntando sulle mie risorse. Se invece è una poderosa gabbia d’acciaio, ho bisogno di qualcosa di esterno, un evento che mi attragga, una crisi che mi addolori e mi spaventi, qualcuno che possa e voglia aiutarmi proprio perché si trova al di fuori della mia gabbia. Se continuo a camminare su e giù nella mia gabbia, resto prigioniero. Se comincio a vedere com’è fatta la serratura, ho qualche possibilità di evadere.

Anche se va tutto bene, è una buona idea cambiare un po’ le proprie abitudini, anche in cose di poco conto. Possiamo cambiare il percorso solito per andare in ufficio, il barbiere, la prima colazione, la disposizione delle icone sul desktop del pc. Perché dovremmo cambiare queste cose che ci funzionano così bene? Per non restarne intrappolati, per allenarci a entrare ed uscire quando vogliamo.

Se ci alleniamo ai piccoli cambiamenti, possiamo affrontare meglio i grandi cambiamenti, come la separazione dal partner o da un figlio, un trasloco, un colpo di sfortuna.

Del resto, il famoso libro di Watzlawick sul problem solving, si intitola proprio “Change”. Eccone un ampio riassunto.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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