Dittatura sobria e problem solving ambientale

Quando emergono problemi nuovi, occorrono soluzioni diverse da quelle che hanno contribuito a generare e tenere in vita i problemi invece di risolverli o, peggio, nel tentativo di risolverli. I grandi e piccoli cambiamenti ambientali, che vanno dal clima alla sovrapopolazione, dall’energia alla sperequazione sociale, dalla cementificazione alla disoccupazione, possono ancora essere affrontati con le categorie e i metodi del secolo scorso? La democrazia è ancora funzionale di fronte alla minaccia di estinzione del genere umano, o va corretta, integrata, superata? Se sì, perché funziona sempre meno? Se va cambiata, come farlo, a che livello?

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Reddito di cittadinanza e Titan

Reddito di cittadinanza per tutti o reddito minimo garantito solo per chi perde il lavoro? Cedere alla virtualizzazione crescente della finanza mondiale considerandola una inevitabile fatalità che sacrifica le persone al denaro o cercare nuovi modi di distribuire il denaro per garantire una qualità di vita accettabile a tutti i cittadini? Subire con inerzia l’aumento della disoccupazione derivante dalle nuove tecnologie o rompere il legame fra lavoro e salario? Continua a leggere Reddito di cittadinanza e Titan

Strumenti per la Transizione

L’anno scorso, su un suggerimento di Mauro Sandrini, singolare figura di pensatore in proprio, stimolatore di pensieri altrui e creatore e animatore della Self Publishing School, ho iniziato la collana “Strumenti per la Transizione”, dove gli strumenti sono saggi, manuali, modelli e dispositivi per affrontare in modo aperto e consapevole il grande processo di passaggio dalle energie del sottosuolo (petrolio, carbone, gas, nucleare) a quelle rinnovabili (acqua, vento, sole, biomasse), detto appunto “Transizione”. Ora la collana comincia ad avere la sua consistenza e a mostrare la sua personalità. Continua a leggere Strumenti per la Transizione

Problem setting

Spesso quando ci si trova di fronte ad una difficoltà si cerca subito una soluzione. Tuttavia in molti casi la soluzione, invece di eliminare il problema, lo tiene in vita o lo aggrava.

Per non incorrere in soluzioni affrettate, non pertinenti o non efficaci, è bene soffermarsi sulla definizione del problema, ponendosi alcune domande. Continua a leggere Problem setting

Problem solving in 5 passi

Dai piccoli problemi della vita quotidiana, fino ai problemi più grandi e complessi del lavoro, della ricerca, dell’organizzazione di se stessi e degli altri, l’uso di metodi collaudati aiuta a non perdere la calma e ad affrontare con passi precisi e concreti il percorso verso la soluzione. Continua a leggere Problem solving in 5 passi

PRO di problema

La parola problema viene dal greco pro = avanti e ballo = lancio, getto.

Il prefisso pro è usato in molte parole con vari significati. Deriva dalla radice sanscrita pra, che significa avanti, e si ritrova con lo stesso significato nell’antico umbro pru. Il concetto di avanti si è man mano sviluppato verso quelli di vantaggio, favore, giovamento, utilità, difesa.

Vediamo un po’ di parole singole e famiglie di parole accomunate dal prefisso pro nei suoi vari significati, e rendiamoci conto di come siano più o meno vicine al concetto di “problema”, e cioè a qualcosa che si spinge e ci spinge in avanti, prepara prima le cose, vede e prevede, dichiara e diffonde comunicazioni e risultati, avvantaggia qualcuno.

Pro nel significato di avanti, oltre, verso, davanti

Il problema è qualcosa che ci mettiamo davanti per cambiarla in modo per noi vantaggioso. Progetto, proiettile e proietto sono cose da spingere, da gettare avanti (pro-jacio). Proseguire, procedere e procedura, processo, processione, indicano l’andare avanti. Il provetto (pro-veho) è colui che è andato avanti, l’esperto. Il profano è chi resta davanti al tempio (fanum) perché non è ammesso ad entrare. La procella è una tempesta che corre avanti (pro-cello, corro, da cui celere).

Ciò che si protrae davanti, di fronte è la prora (che diventa prua), una prominenza o protuberanza (pro-tuber) che diventa proboscide (pro = davanti, boskein = pascere). Il prognato ha la mandibola sporgente.

Pro come prima

Il programma è qualcosa di preparato e scritto prima. Proporre, proposito, proposta, sono cose preparate prima e presentate a qualcuno. Progenitore e progenie precedono genitore e gente.

Prosciugare è asciugare prima, da cui prosciutto. I prolegomeni sono una prefazione, come il prologo o la prolusione (pro-ludus) che è una prova prima del gioco, e quindi un discorso introduttivo. La prolessi è un’anticipazione nella disposizione retorica della frase. Il protocollo era un foglio appiccicato su un rotolo (volumen), da cui acquistò il senso di segno o bollo autentico. Il prototipo è un modello da cui discendono prodotti. Il protozoo è alle origini degli esseri viventi.

La provincia per i romani era pro-victa (conquistata prima). La propedeutica è un insegnamento preparatorio. Essere in procinto di è la cintura della toga che i senatori romani si allacciavano davanti per prepararsi a uscire o fare o dire qualcosa.

Vedere, prevedere

Il vedere implica che ci sia qualcosa da vedere davanti a noi.

Abbiamo così provvedere, provvido, provvigione, provvista, tutti costruiti sul vedere avanti, il prudente (pro-videns), il proattivo che anticipa problemi futuri, e prende l’iniziativa di operare cambiamenti migliorativi. Il pronostico e la prognosi prevedono anch’essi la probabilità di eventi futuri.

Il provvisorio è una cosa temporanea, fatta in previsione di sostituirla con una cosa più stabile.

Il prospetto è un grafico, una tabella, o la facciata di un edificio che può essere prospiciente a quella di un altro edificio, la veduta di fronte, che si differenzia dal profilo, una veduta di lato o un disegno della sola linea di contorno. La prospettiva è la rappresentazione di uno spazio. La prosopopea è la personificazione di qualcosa, e in seguito viene a significare gravità affettata, orgoglio, arroganza.

Rimandare

L’avanti implica anche l’idea dello spostare più in là, e quindi di prorogare, protrarre, procrastinare, prolungare, proseguire.

La promessa è un impegno per il futuro, un messaggio mandato avanti (pro-missa). Anche proibire significa spingere avanti, tener lontano.

Dichiarare, diffondere, metter fuori

Un importante significato del prefisso pro è quello dell’esprimere, dello spargere davanti, e quindi fuori.

Proclamare è gridare avanti, promulgare può essere pro-vulgare (divulgare) o pro-mulgere (spremere fuori). Propagare (pro-pangere) è moltiplicare, diffondere, e propaggine è un ramo interrato perché metta radici, e quindi una diramazione. Propalare vuol dire divulgare, diffondere notizie, dal latino medievale pro-palam (da cui palesemente, apertamente). Pronunciare è annunciare al pubblico, proferire (pro-far) è parlare, dire, da cui profeta, professione (promessa, regola, attendere a qualcosa), professionista, professore, professare. La prosa (pro-versus, prorsus) è un discorso piano, diritto. Profondere (pro-fundere) è spandere, spargere con prodigalità, a profusione. Provocare è chiamare fuori, provocante è chi chiama fuori per attirare a sé, provocatorio chi spinge a reagire.

Prolisso è un discorso diluito, sparso davanti; dallo stesso etimo viene prolasso, che indica un rilassamento di tessuti, come le emorroidi o le ernie. In provenire il pro significa “da fuori”. La prosapia è cosa sparsa, disseminata, e poi stirpe, schiatta.

Produrre, produzione, prodotto è metter fuori qualcosa. Pronto (pro-emere) è una cosa messa fuori e resa visibile. Il prosumer è il produttore-consumatore del mondo attuale.

Pro-alo significa faccio crescere, da cui prole, prolifero che produce prole, proletario che possiede soltanto la sua prole.

Procreare significa far nascere, o anche creare prima.

Prodigo (pro-igere o –agere) è l’opposto di avaro, prodigio è pro-agere, ma anche pro-dire.

L’energia compressa prorompe, la bellezza formosa è prorompente. Il propellente spinge avanti con propulsione.

A favore

Prosit! Ti sia favorevole questo brindisi! Buon pro ti faccia!  A che pro? Cui prodest (a chi giova)? Valutiamo il pro e il contro prima di promuovere l’iniziativa. Propugnare è combattere a favore, difendere, sostenere, e il prode (pro-esse) procura vantaggi ed è probo, colui che onestamente prova, ossia riconosce qualcosa per buono, stabilisce la verità di qualcosa, si cimenta (si mette alla prova). Ciò che può esser provato è probabile, verosimile.

Il prodotto viene fuori e genera profitto a favore di chi produce e vende.

E’ protetto chi sta sotto un tetto che gli dà protezione.

Propendere, propenso, proclive è inclinare a favore di qualcuno o qualcosa, ma se si esagera si diventa proni, come davanti all’imperatore.

E’ prònuba la matrona che accompagnava la sposa alle nozze, dove fumi come quello dell’incenso spargono un gradevole profumo. Il prosseneta (pro-xenon) è colui che aiuta lo straniero, il mediatore, il sensale.

Sostituzione, scambio

Pronome, procura, proconsole, stanno al posto di altri. Promiscuo viene da pro=invece e miscere=mischiare, il qui pro quo è uno scambio o uno sbaglio spesso comico, il proverbio sta al posto di un discorso più ampio.

Procace invece non c’entra niente con pro, perché viene da prach = pregare, ed è chi chiede. Lo stesso etimo hanno procacciare, fornire ciò che serve, e procaccia, che chiede un magro compenso per fare il portalettere nel villaggio.

Proprio, prossimo e prossemica non hanno a che fare con pro, ma con prope = vicino, presso