Tutti in piedi con Santoro

Dopo “Rai per una notte”, Santoro fa ancora centro con “Tutti in piedi”, che al di là dei contenuti e dell’atmosfera tesa ma gioiosa della vasta platea ha rappresentato un nuovo modo di fare televisione, per le ragioni che provo ad elencare.
Indipendenza dall’emittente: si passa dall’emittente unico alla rete di emittenti.
Emittente-ricevente: ogni possessore o amministratore di un sito poteva ritrasmettere in diretta la trasmissione, amplicficandone in modo virale la diffusione.
Interazione: Lo stesso dispositivo (computer o pad) serve a ricevere e a trasmettere in tempo reale i propri commenti.
Impotenza dei poteri: sicuramente stanno pensando alle contromisure, ma il liquefarsi di una voce unica e controllabile in tante voci incontrollabili vanifica in un colpo solo lottizzazioni partitiche e commissioni di vigilanza.
Professionalità: se si lascia fare tv ai suoi professionisti, dai giornalisti agli artisti ai tecnici, il livello si alza.
Par condicio: se sono io a scegliere ciò che voglio sentire, preferisco che l’opinionista esprima con calma il suo ragionamento, senza essere interrotto da un opinionista di idee contrarie.
Voce alla società: in “Anno Zero” c’erano protagonisti nel parterre, e pubblico con funzione corale. Il “Tutti in piedi” il pubblico diventa protagonista, e i protagonisti politici scompaiono.
Pubblicità: non interrompe i discorsi, ma viene collocata durante le esibizioni musicali.
Fruizione asincrona: per rivedere la trasmissione a proprio piacimento http://tuttiinpiedi.ilfattoquotidiano.it/
Si potrebbe dire tanto altro, ma queste sono le mie reazioni mediologiche a caldo.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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