Vedere per migliorare, cambiare per mantenere

gestione a vista, metodi

Se non vedo un difetto, non posso correggerlo. Anche se non vedo un pregio, peggio se non vedo la differenza fra il pregio e il difetto. Ecco perché la gestione a vista è un elemento essenziale della qualità.

Il miglioramento, per essere effettivo e concreto, deve essere visibile. Anche un miglioramento interno, come una migliore digestione, produce effetti visibili all’esterno, perché il fisico si presenta meglio, e perfino il volto ha un aspetto più gradevole, Lo diceva anche la pubblicità di un’acqua minerale: “pulita dentro, bella fuori”.

Il kaizen, la disciplina giapponese del miglioramento continuo, fa molto affidamento su ciò che si vede, e propone come primo passo proprio il mettere in ordine la casa, ossia il proprio ambiente di lavoro e di vita, ciò che abbiamo intorno ogni giorno.

Il miglioramento implica un certo impegno, perché la tendenza naturale verso l’entropia porta a lasciare le cose come stanno, o addirittura a peggiorarle. Un ambiente in disordine sarà sempre più disordinato. Un ambiente pulito potrà essere sporcato, ma lo sporco si vedrà subito. Migliorare significa mettere in moto un processo virtuoso che spinge passo passo verso livelli superiori. Ma la strada è in salita e in ogni momento, se si allenta la presa, si può rotolare verso il basso, tornare al punto di partenza, andare ancora più giù.

L’immagine che propongo rappresenta il percorso in salita, non troppo ripido, ma neanche troppo blando, lungo il quale facciamo rotolare la sfera che simboleggia i nostri interventi migliorativi. Il cuneo che viene messo sotto la sfera man mano che essa viene spostata avanti, rappresenta lo sforzo per puntellare e mantenere ciò che è stato migliorato, per non vanificare lo sforzo fatto finora. La sfera senza cuneo può andare avanti, ma rischia sempre di tornare giù. Il cuneo senza la sfera resta fermo e puntella l’esistente, magari radicando abitudini che prima o poi diventeranno disfunzionali.

Cambiare e mantenere sono le due forze che realizzano il miglioramento continuo. Cambiare senza mantenere può dare un po’ di soddisfazione momentanea, ma poi si ricade nella routine e spesso nella frustrazione. Mantenere senza cambiare significa dormire sugli allori, che da un momento all’altro si trasformeranno in rovi. Cambiare ciò che è stato mantenuto e mantenere ciò che è stato cambiato significa ottenere un miglioramento continuo.

E i risultati prima o poi si vedono tutti!

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kaizen

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

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