Win win, doppio legame e stratagemmi cinesi nella trasmissione-evento “Servizio Pubblico” del 10 gennaio 2013.

Sempre seguendo il filone dell’applicazione di strumenti di problem solving alla vita quotidiana, dalle azioni di ogni giorno alla visione di un programma tv, nella trasmissione Santoro-Berlusconi riconosco l’uso del gioco win win e del doppio legame, combinati con qualche stratagemma marziale cinese.

Prendo lo spunto da una bella analisi di Sergio di Cori Modigliani sulla trasmissione, in cui dice che i contendenti hanno vinto ambedue, a spese del pubblico che ha perso. Si trova qui: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/01/santoro-e-berlusconi-alla-fiera-delle.html

Il win win è un gioco a somma diversa da zero, in cui ambedue i contendenti vincono, come una coppia di ballerini dove più l’uno balla bene, meglio balla l’altro. Nel gioco a somma zero il vantaggio di un giocatore è uguale alla perdita dell’altro, in modo che la somma di profitto e perdita sia zero. Appartiene ai giochi win lose, dove uno vince e l’altro perde, e la vittoria si ottiene a danno del perdente, come accade nel pugilato.

Come si vede nell’immagine a destra, il gioco win lose degli asini si trasforma in win win, con vantaggio reciproco.

Ai giochi a somma diversa da zero appartengono sia il win win che il lose lose, lotta in cui perdono tutti. E’ il caso dei duellanti che si feriscono a morte e decedono ambedue, o delle spie che si tradiscono a vicenda.

Secondo le leggi della stupidità di Cipolla, lo stupido è tale se procura lo svantaggio suo e degli altri, l’intelligente è tale se procura il vantaggio suo e degli altri. Quindi il gioco win win è un gioco intelligente. E’ alla base di una buona negoziazione, in cui il negoziatore per ottenere il suo vantaggio cerca anche il vantaggio della controparte e riesce così a chiudere meglio il contratto. In tal modo si vince senza stravincere riducendo i rischi della contesa e il desiderio di rivincita del perdente. Si ispira allo stratagemma cinese “se vuoi avere, impara prima a dare”.

Il doppio legame è una trappola dialettica in cui si propongono due alternative ambedue vincenti o perdenti. “Vuoi più bene al papà o alla mamma?” si chiede al bambino che non sa che cosa rispondere, perché qualsiasi risposta dispiace a uno dei genitori. Si ispira allo stratagemma cinese “mandare il nemico in soffitta e togliere la scala”, in altre parole chiudere nell’angolo l’avversario.

A sinistra la famosa pipa di Magritte illustra il doppio legame, il corto circuito paradossale in cui si resta intrappolati. Se dico che è una pipa, mi dici che è un quadro. Se dico che è un quadro, mi dici che è una pipa. In ambedue i casi ho sbagliato. A livello psicopatologico lo schizofrenico è vittima di doppi legami da parte della famiglia, degli altri, della società.

Nella trasmissione televisiva in questione le cose erano messe in modo che, al di là dei colpi inferti o ricevuti, che non sono mancati, ognuno portava a casa un vantaggio.

Berlusconi occupava una prima serata come protagonista, mostrava il coraggio di andare nella tana dei leoni, poteva ripetere gli slogan della sua campagna, veri o falsi che fossero, aveva modo di sfoggiare le sue capacità di showman. Anche se fosse stato fatto a pezzi, ne sarebbe uscito sempre con onore, almeno agli occhi dei suoi elettori.

Santoro e Travaglio avevano la soddisfazione di vedere il nemico di sempre che si metteva d’accordo con loro per mostrarsi in una trasmissione che aveva fatto di tutto per cancellare senza riuscirci, e che doveva accettare le loro condizioni. Anche se Berlusconi avesse stravinto, questa soddisfazione non gliela avrebbe tolta nessuno.

Se ci fossero stati pochi spettatori, Berlusconi avrebbe potuto dire che Santoro e compagni non erano più quelli di prima, Santoro che Berlusconi non era più la sirena del passato. Avendo avuto un boom di ascolti, ognuna delle due parti può dire che il merito è suo.

Il doppio legame è un cavallo di battaglia di Berlusconi. Se i giudici mi assolvono, ho ragione. Se mi condannano, lo fanno perché sono comunisti, dunque ho ragione. Ma è stato ripagato da Travaglio, con le sue non-domande. Non ti faccio le domande perché so che non puoi rispondere, quindi se non rispondi mi dai ragione, se rispondi o ammetti le tue colpe o menti. Infatti Berlusconi non ha risposto, ma ha fatto una mossa simmetrica, secondo lo stratagemma cinese “uccidi il serpente col suo stesso veleno”. Ha letto la requisitoria contro Travaglio con le stesse modalità di Travaglio: elenco di fatti, o presunti tali, come monologo che non permette il contraddittorio. Ed ecco il suo doppio legame: se mi critichi sei un diffamatore e le tue critiche non sono attendibili; poiché sei un diffamatore le tue critiche non sono attendibili, anche se sono vere.

La partita è stata giocata in modo dialettico e brillante, senza risparmiare colpi (memorabile l’uno-due Bundes-Deutsche Bank della Innocenzi), ma senza infierire, proprio perché comunque ognuno sapeva di aver già in tasca il suo vantaggio. Questa mancanza di rischio ha deluso quelli che volevano veder scorrere il sangue, ma è stato un abile gioco premiato dalla audience.

Perché nel gioco win win Santoro-Travaglio/Berlusconi ha perso il pubblico? Perché ancora una volta la trasmissione è stata manipolatoria, in quanto non c’è stato Mentana che prima della trasmissione informasse i telespettatori di quali fossero gli accordi presi dietro le quinte, come dice Di Cori Modigliani. Accordi che sono stati svelati solo dall’ira di Santoro, quando Berlusconi in finale di trasmissione li ha violati, come è solito fare. A questo punto anche le schermaglie precedenti sono sembrate a molti un gioco concordato, più che un serio confronto fra giornalisti e personaggio pubblico.

Considerazione finale: resoconti e commenti dei media hanno dato più importanza alla foma che alla sostanza. Solo il Fatto Quotidiano ha elencato le bugie dette da Berlusconi in trasmissione, e la lettera di un lettore ha commentato che solo in Italia si continua a parlare “seriamente” di un politico così pubblicamente smascherato.

Pubblicato da

Umberto Santucci

Sono un consulente e formatore di comunicazione, problem solving, project management, mappe mentali e altri strumenti di visualizzazione e controllo, creatività. Sembrano tante cose diverse ma sono aspetti della stessa competenza: definire correttamente e risolvere problemi.

10 pensieri riguardo “Win win, doppio legame e stratagemmi cinesi nella trasmissione-evento “Servizio Pubblico” del 10 gennaio 2013.”

  1. Faccio però presente che i sistemi win-win sono in realtà, peraltro come detto, sistemi che affiancano un sistema win-lose di altro livello. Seconsideriamo il sottosistema Berlusconi-Santoro è evidente che quest’ultimo vince nel complesso, facendo perdere tutto il sistema esterno (pubblico e Italia, per esempio). In un qualsiasi sistema a risorse finite, qualsiasi gioco che produce un più da una parte, produce un meno da qualche altra parte; l’equipartizione ovviamente c’è, ma in regimi di spartizione, come appunto nel caso Berlusconi da un lato e Santoro dall’altro. Si tratta sempre di capire cosa succede nell’insieme ambiente.

  2. ciao umberto
    analisi molto interessante e azzeccata
    la userò nel corso delle mie lezioni

    ottimo il giudizio del lettore
    a presto
    luca

    che pena entrambi i duellanti
    piu’ pena e rabbia per santoro che ha palesemente favorito per la sua audience e vanagloria il patetico e imbarazzante nano
    il riproporre la telefonata con il turco è stato un clamoroso autogoal, come se fosse la cosa di maggior rilievo da lui fatta

  3. E’ soltanto patetico e triste vedere usare un mezzo pubblico come la TV esclusivamente a vantaggio del proprio ego. Non ho potuto vedere la trsmissione e quindi non so i particolari. Ma nulla cambia al concetto di base.
    Ti ricordi la scenetta di colui che va dall’avvocato per una vertenza. L’avvocato esaminando il caso dice “qui vinciamo noi, qui invece ti fregano” e ripete la stessa frase andando avanti. Alla fine il cliente dice “avvocato, mi faccia capire, quando si vince, siamo noi, quando si perde, sono solo io.
    Scusami la stupida barzelletta, ma un po’ esamina il caso, che, come dici tu, a perdere e’ solo il cittadino.
    Ottimo articolo,
    Cicci

  4. Il punto è proprio questo: siamo sempre noi a perdere, che continuiamo a guardare e a parlare di loro. Perché Di Pietro, dopo Report è sparito, e il nano invece invade tutte le tv; perché l’indignazione ha costretto Craxi all’esilio e invece questi personaggi continuano a candidarsi senza vergogna e senza che l’indignazione li annienti? Risolvimi questo problema 🙂

      1. Sì, però Tremonti non possiede tv, ma sono 20 anni che vi pontifica, come fosse un genio dell’economia, mentre al governo ha saputo fare solo condoni!

  5. Analisi azzeccata ed efficace. I contenuti possono essere riportati in molte modalità formative come esempio di strategia di comunicazione . Complimenti

  6. Analisi molto interessante.
    Nei miei corsi tratto il modello win-win e uso sempre esempi pratici, tipo il conflitto israeliani-palestinesi; ora potrei aggiungere Santoro-Berlusconi.. :-))

  7. Grazie Umberto per questa bella analisi. Credo si possa veramente aggiungere la spolverata alla sedia dove era seduto Travaglio come il più bel colpo di fioretto in questa pantomima di duello televisivo. Attori consumati hanno recitato copioni lisi ma sempre buoni all’uso.
    Anche il popolo italiano riuscirà ad istituire un gioco win win con il mondo intero quando tornerà a dare natali a persone di cultura che penseranno a fare uscire il mondo occidentale dal punto di sella su cui si è seduto.
    Abbassiamo il costo della cultura grazie alle nuove tecnologie e saremo impegnati prima a guardare il miracolo che è l’Uomo quando sposta i suoi interessi al di fuori del proprio piccolo orizzonte personale.
    Questa politica ha fatto di tutto per autorinnegare la propria etimologia.
    Questo giornalismo è un infinito riflesso di se stesso.

    1. Una precisazione (pignola) sul punto di sella. Per esso passano due linee . Il loro punto d’incontro è minimo in una e massimo nell’altra. La pulitura della sedia mi è sembrata una trovata bambinesca e alquanto volgare. Berlusconi afferma di essere stato sempre assolto. Non è vero, ma lo dice. Se è così, i giudici di Milano non sono così comunisti e persecutori. Infine, una considerazione sul successo della sua strategia. E’ vincente con i fedeli, spesso interessati, perdente con gli estranei al suo mondo emotivo e opportunistico. Se però i sondaggi dicono il vero e le prossime elezioni ne daranno conferma, dovremo allora concludere che la parabola ha raggiunto il punto inferiore.

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