Arco narrativo

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L’arco narrativo è lo sviluppo dinamico di una storia, descritto nel  “Viaggio dell’Eroe” di Chris Vogler. Vogler ha pubblicato per la prima volta il suo libro nel 1992, e l’ultima edizione ampliata è del 2007. Sceneggiatore hollywoodiano, collaboratore della Disney e professore all’UCLA, ha studiato oltre 6000 tra film, romanzi, spot pubblicitari, per trarne le costanti che ne hanno fatto storie di successo. Ne sono venuti fuori un libro e un corso molto interessante a cui ebbi la fortuna di partecipare.

Per costruire una storia interessante occorre individuarne il protagonista: sono io? Sei tu? È un animale? E’ un prodotto?

Poi bisogna aver chiaro il problema da affrontare, il cambiamento da rappresentare nella storia.

Quindi occorre tracciare l’arco narrativo: come comincia la storia? Come si sviluppa? Qual è il punto cruciale? Come va a finire?

arco narrativo

Il protagonista ha una proiezione positiva, l’eroe che affronterà prove sempre più difficili per conquistare il Santo Graal, il dono da portare ai suoi compagni. E una proiezione negativa, l’Ombra, il lato oscuro che può minacciarlo durante la storia, spingerlo a fare scelte sbagliate, fino a materializzarsi nell’antagonista, un nemico che non vuole farlo arrivare a prendere il dono.

L’eroe quindi è il centro del racconto, e intorno a lui agiscono tutti gli altri personaggi archetipici: il mentore, che lo guida e lo aiuta, il messaggero, che gli dà uno strumento magico per vincere l’antagonista, il “mutaforme”, che da alleato diventa avversario e viceversa, gli amici e i nemici.

L’eroe deve superare una serie di prove, ognuna più impegnativa della precedente, altrimenti la storia perde di interesse.

Nelle storie che finiscono male prevale l’antagonista, e l’eroe soccombe o comunque non riesce a conquistare il dono. Nelle storie a lieto fine l’eroe finisce col prevalere anche quanto tutto sembra perduto, conquista il dono, lo porta ai suoi amici o alla sua comunità, ottiene una ricompensa.

Il protagonista parte dal mondo ordinario, poi entra nel mondo straordinario dell’avventura, alla fine della quale rientra nel mondo ordinario, ma non è più come prima perché ora ha conquistato il dono realizzando la sua missione. Il dono, la conquista, non sempre è una cosa, può essere anche una esperienza, una maturazione personale, come accade nei romanzi di formazione.

L’arco narrativo, riportato su due assi cartesiani, assume una forma che rappresenta molti fenomeni di varia natura, come il ciclo di vita di un prodotto che nasce, si diffonde, matura, declina, o il rapporto sessuale che inizia dai preliminari, arriva all’acme, torna alla normalità.

Il plot narrativo si può applicare, oltre che ai racconti veri e propri, a narrazioni aziendali, sociali, politiche, al marketing relazionale dei prodotti e dei servizi, al problem solving, al project management.

Nella formazione l’uso del racconto, dall’aneddoto a storie di  formazione, è un espediente per riscaldare l’aula, per risvegliare l’attenzione, per facilitare l’apprendimento. L’importante è usarlo come metafora appropriata del cambiamento che si vuole ottenere con la formazione.

L’arco narrativo è lo sviluppo della storia, che può avvenire solo in un giorno o per mesi e per anni, fino alle saghe che abbracciano diverse generazioni. Può andare dal prima al dopo, partire dalla fine per tornare indietro, seguire due o più storie parallele che si iontersecano fra di loro, tornare ogni tanto indietro con flashback, ricordi, antefatti.

L’arco narrativo è ciò che distingue un racconto da altri tipi di testi. Se in un testo manca l’arco narrativo, si tratta di una relazione, un saggio, una dimostrazione, ma non di un racconto.

Per saperne di più e per conoscere il mio metodo pratico di storytelling, vedi: http://www.umbertosantucci.it/il-metodo-story-lab/